«Noi, eroi pagati sette euro all’ora»

Protesta dei lavoratori Multiservizi per il rinnovo del contratto nazionale

SASSARI„. «Non vogliamo essere più gli “invisibili”, lavoratori che prendono meno di sette euro l’ora ma che svolgono un ruolo essenziale per tutta la comunità, ora più che mai nell’emergenza Covid». Che ieri non ha fermato la manifestazione indetta a livello nazionale dai sindacati per il rinnovo del contratto “Multiservizi”, atteso da sette anni. I lavoratori ieri mattina, davanti all’ospedale Santissima Annunziata, dalle 9,30 ad oltre mezzogiorno, hanno fatto conoscere pubblicamente la loro protesta affiancati dai segretari generali dellaFilcams Cgil, Maria Teresa Sassu, Fisascat Cisl, Maria Giovanna Mela, e UilTrasporti, Antonio Sias. E ora attendono una risposta dalle organizzazioni datoriali (Confindutria, Confcooperative, Legacoop, Agci e Confapi) per la ripresa del confronto. «Nel frattempo la mobilitazione continua», annunciano.

Lo dice la parola stessa, Multiservizi: alla categoria fanno riferimento gli addetti di imprese private e cooperative di pulizie e sanificazione degli ospedali, strutture sanitarie e case di riposo, di uffici giudiziari e di stabilimenti, della movimentazione merce, della guardiania. Ma nel calderone ci sono anche i lavoratori dei Cup (i centri unici di prenotazione delle visite mediche), fonici, trascrittori e stenotipisti impiegati nel tribunali. «Un contratto che non assicura un riconoscimento economico congruo e dignitoso a lavoratori che pure sono essenziali nel sistema sanitario e in altri comparti pubblici e indispensabili anche nel settore privato», hanno detto i sindacalisti. Perciò la richiesta è di adeguare buste paga che spesso servono a mantenere un’intera famiglia, soprattutto in un momento di crisi economica e sanitaria che ha colpito anche la categoria.

I sindacati puntano il dito anche sui rischi ai quali il personale è andato incontro durante la pandemia e a cui continua ad andare incontro. «Vogliamo almeno riconoscere loro i sacrifici che stanno facendo? Quando la pandemia è scoppiata li hanno chiamati eroi, ma le parole non bastano». (p.f.)

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