Industria, lavoratori in sciopero

Una lettera per il premier Conte verrà consegnata alla prefetta. L’assessora Pili: «L’Eni cambi rotta»

SASSARI. Una giornata di sciopero. Non accadeva da tempo e forse anche per questo - e per il fatto che l’iniziativa sindacale si colloca a pochi giorni dalle consultazioni elettorali in tanti Comuni della Sardegna, a cominciare da Porto Torres - la notizia è scivolata via quasi nell’indifferenza. Ieri mattina c’è stato il volantinaggio ai cancelli dello stabilimento petrolchimico di Porto Torres per rilanciare con decisione i temi dello sciopero di oggi. Nello stabilimento Eni dopo il lockdown e la contrazione delle attività di manutenzione che nonostante impegni le aziende non hanno riavviato e in considerazione della mancata attuazione degli investimenti nella chimica verde, Cgil, Cisl e Uil - dopo l’assemblea del 5 ottobre - hanno deciso di tornare allo sciopero. Una manifestazione che rischiava di svolgersi in concomitanza con l’intervento del leader della Lega Matteo Salvini che aveva annunciato la sua presenza a Porto Torres nell’ambito della campagna elettorale per le comunali e che poi è saltata. I sindacati hanno puntato però su Sassari, anche perchè a Porto Torres davanti al Comune c’era davvero poco da protestare. La vertenza ha ben altra dimensione dell’ambito locale.

Le segreterie provinciali delle organizzazioni sindacali hanno dato appuntamento in piazza d’Italia davanti alla Prefettura dove oggi sarà attivo un presidio con una rappresentanza di lavoratori dello stabilimento. Una delegazione di operai, insieme ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil consegnerà un documento alla prefetta di Sassari Maria Luisa D’Alessandro. Una nota per spiegare i temi della protesta e fare pervenire al presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte la richiesta di convocare con urgenza le parti firmatarie del Protocollo d’intesa del 2011 per favorire la rapida e completa realizzazione degli impegni e degli investimenti previsti.

Una questione sulla quale ieri ha preso posizione anche l’assessora regionale all’Industria Anita Pili. «Non possiamo accettare che l’Eni mantenga una posizione sfacciatamente irriguardosa verso la Regione Sardegna, nonostante i protocolli firmati coi Governi nazionali e regionali, ancora da portare a compimento o addirittura del tutto disattesi. Spiace constatare – ha detto l’assessora Pili – che, basandosi su parametri di stretta rilevanza societaria, Eni decida il proprio disimpegno e la cessione di asset strategici. Un’azione che manifesta la scarsa propensione del management ad avere adeguate relazioni industriali coi rappresentanti di una delle aree tra le più complesse e performanti del sistema Italia. Ci aspettiamo che il Governo nazionale, insolitamente lontano da questo dibattito, abbia un atteggiamento coerente con l’interesse del nostro sistema produttivo e dei nostri lavoratori. È arrivato il momento di cambiare rotta, la Regione non starà in silenzio davanti alla possibilità di compromettere ulteriormente il tessuto industriale regionale».

I sindacati sono decisi a rilanciare la battaglia pur consapevoli delle difficoltà e del lungo tempo trascorso senza risultati. «Basta con la cassa integrazione per Covid, lo stabilimento turritano è in marcia, ci sono attività da fare, l’Eni fa cassa invece di contribuire al rilancio del territorio e del paese. Questo è il momento di rivendicare la ripresa degli investimenti sulla chimica verde. Lo sviluppo della Green Economy, l’economia circolare, il rispetto dell’ambiente di cui tutti parlano e per il quale l’Europa stanzia soldi e indirizza investimenti, non può essere solo un racconto. L’Eni a Porto Torres doveva sviluppare la più grande produzione di bio-polimeri d’Europa, un progetto rivoluzionario che è stato tradito. Questo è il momento di dire a Versalis e Matrìca che la storiella dell’arbitrato e delle loro difficoltà intra-societarie non è più credibile». (g.b.)

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