Mensa e pulizie: «Se si tagliano le commesse crolla tutto»

PORTO TORRES. Nello stabilimento Eni di Porto Torres il lockdown e la contrazione delle attività ha interessato anche gli operatori del servizio mensa e quelli addetti alle pulizie all’interno dello...

PORTO TORRES. Nello stabilimento Eni di Porto Torres il lockdown e la contrazione delle attività ha interessato anche gli operatori del servizio mensa e quelli addetti alle pulizie all’interno dello stabilimento. Ieri mattina i lavoratori delle due categorie erano presenti in buon numero per solidarizzare con gli operai in lotta per la difesa dell’occupazione e per il rispetto dei protocolli siglati nove anni fa.

«C’è stata una contrazione del lavoro di circa il 40 per cento – ha detto la segretaria Fisascat-Cisl Maria Giovanna Mela – e nonostante ciò per le due categorie non si è mai ricorso alla cassa integrazione spalmando gli orari di lavoratori e lavoratrici: la situazione si è poi rivelata molto difficile perché non c’è stato il sostegno preventivato e si è messa in discussione anche la professionalità». La loro voce si è comunque fatta sentire fino alle 14, perché vogliono al pari degli altri che questo stabilimento ritorni ad essere produttivo come una volta. «Le preoccupazioni ci sono – ha aggiunto la sindacalista – e ne risentono soprattutto quelle persone che vivono con un solo stipendio e devono sostenere la famiglia e i figli che studiano». Lo scoramento è tanto per la mancanza di investimenti, eppure hanno tenuto botta in tutti questi anni trovando una soluzione lavorativa che non escludesse nessuno. «Se il gruppo Eni riduce le commesse destinate al sito di Porto Torres – ha ricordato la segretaria Filcams-Cgil, Maria Teresa Sassu –, si ridurranno anche i servizi annessi alla mensa e alle pulizie industriali e ordinarie. La minor presenza di dipendenti diretti e dell’indotto, inoltre, produrrà un minor numero di pasti e la conseguenza che l’azienda appaltatrice non potrebbe avere più bisogno del medesimo numero di addetti».

Un effetto domino che va a travolgere i lavoratori di questi due settori, dunque, dimenticando quanto fatto dalla ditta di pulizie durante il lockdown. «Durante la pandemia – ha assicurato la segretaria Filcams-Cgil –, alle lavoratrici delle pulizie è stato chiesto anche il servizio aggiuntivo di sanificazione di tutti gli ambienti, causa Covid-19».

Gavino Masia

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