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Sassari

«A Capo Caccia devastato un habitat unico»

di Roberto Sanna
«A Capo Caccia devastato un habitat unico»

Emanuele Farris, docente universitario di Botanica: fatto un intervento selvaggio e senza senso

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SASSARI. Un intervento selvaggio che ha tranciato di netto non solo gli alberi, ma un pezzo importante dell’habitat della costa algherese. Effettuato senza attenzione né programmazione. E la rinascita dell’Hotel Capo Caccia, auspicata per anni perché quella struttura abbandonata a se stessa era una vergogna, non parte certo sotto i migliori auspici: il primo prezzo da pagare, infatti, è stato un danno ambientale difficile da quantificare.

E se i sigilli apposti dagli uomini del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale serviranno a evitare che qualcuno vada anche oltre questo scempio, dall’altra quantificare i danni è difficile e soprattutto ci vorranno chissà quanti anni per riportare la situazione al punto di partenza: «Vedere la vegetazione crescere spontanea in questo punto della costa è un piccolo miracolo, chi ha fatto quell’intervento dimostra di non aver capito nulla perché ha fatto un intervento pesante in un punto ricco di biodiversità» dice Emanuele Farris, docente di Botanica all’Università di Sassari nei corsi di Scienze naturali e Gestione dell’ambiente del dipartimento di Chimica e Farmacia. «Gli alberi e la macchia mediterranea che vediamo hanno fatto uno sforzo “eroico” per crescere e sopravvivere – continua – perché quel punto della costa, sulle rocce e per giunta esposto a venti che portano un’alta percentuale di sale, è un contesto veramente difficile. E la vegetazione, in questo caso dovrebbe trattarsi soprattutto di alberi di ginepri e palma nana, che troviamo rappresenta uno straordinario esempio di resilienza, il massimo della naturalità. Non ho ancora fatto un sopralluogo, giudico dalle foto, però è stato un intervento assurdo. Personalmente non sono della linea di pensiero che non si possa far niente, anzi, ci sono delle eccezioni dove comunque si possono fare degli interventi da parte dell’uomo, ma penso che debba comunque esserci un percorso concordato, che preveda anche successive attività compensantive. Come, per esempio, dei corsi di educazione ambientale».

Per il docente dell’Ateneo sassarese il contesto normativo è anche piuttosto stringente: «Non dobbiamo pensare a una semplice violazione delle norme forestali. Quell’area è protetta anche dalla normativa europea del 1992 che assegna una grande importanza a determinati habitat, legge che è stata emanata ancor prima che quell’area diventasse Parco. E poi ci sono anche le norme dell’Area marina protetta». Insomma, una ragnatela fitta dove è comunque possibile muoversi, ma non a colpi di benna inferti selvaggiamente.

Resta da capire come possa essere successo. Il sindaco Mario Conoci, alla quale l’opposizione ha chiesto già di attivarsi e riferire in consiglio comunale, dichiara di voler andare fino in fondo: «Si tratta di una attività sulla quale abbiamo subito attivato tutti i controlli e le verifiche – dice –. Sembra che sia stata effettuata anche di notte e pare anche senza alcuna autorizzazione. Il cantiere è stato sottoposto a sequestro. Di certo, al di là delle opere edili, stiamo parlando di un danno ambientale enorme, in un’area che è sottoposta a tutela integrale, all’interno del Parco Regionale di Porto Conte e individuata come sito di interesse comunitario. Una cosa rispetto alla quale il Comune, quale rappresentante della comunità algherese è parte lesa. Nelle prossime ore proseguiremo, insieme alle altre autorità, ogni verifica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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