I frati lanciano l’allarme: «Salviamo il santuario»

Dal comitato dei cappuccini “La questua delle pietre” per la chiesa mariana Urgente il rifacimento del manto di copertura e il restauro degli antichi affreschi

SORSO. “La questua delle pietre” è stata lanciata dalla comunità dei frati cappuccini e dal comitato “Noli me tollere”. Il santuario, costruito nel luogo dove nel 1208 la Madonna chiese ai sorsensi di edificare la sua casa, ha bisogno di essere riparata. Tra i religiosi e i fedeli c’è allarme e preoccupazione per le condizioni dell’edificio sacro. Una delle “culle” della pietà religiosa non solo della Romangia, ma anche della Sardegna settentrionale, rischia di chiudere a tempo indeterminato se non si interverrà prontamente con alcune opere di conservazione.

I tecnici, che hanno fatto diversi sopralluoghi nella chiesa del secolo XVII, ritengono urgente il rifacimento parziale del manto di copertura, la manutenzione e adeguamento delle grondaie, il risanamento conservativo delle murature perimetrali e della rete pluviale, rifacimento parziale di intonaci e pitture; restauro di affreschi sulle volte e di alcune tele di pregio di fine '600.

«I danni maggiori, su cui è necessario un intervento tempestivo - dice l’architetto Daniela Deriu progettista delle opere - derivano dall’umidità, causata principalmente da infiltrazioni attraverso il tetto di copertura. Potrebbero essere molto gravi, perché l’umidità dall’alto e quella di risalita capillare, oltre a colpire direttamente le pitture, provoca il movimento dei sali della muratura, causando danneggiamenti e distaccamento dell’intonaco e la perdita, laddove presenti, di affreschi dipinti, talvolta di notevole pregio artistico».

Fra Danilo Pischedda (47 anni), padre guardiano vicario della comunità dei frati cappuccini gestori del santuario, assiste molto preoccupato agli effetti di questo degrado strisciante e progressivo.

«Parti dell’intonaco si distaccano dalla volta anche in corrispondenza dell’altare rendendo problematico per frati e fedeli lo svolgimento delle funzioni religiose. Sappiamo di dover intervenire al più presto e in questo senso stava cominciando a muoversi anche il mio predecessore, fra Jean Laurent Guglielmi. Qualche aiuto per l’ordinaria manutenzione arriva dal Comune sempre molto attento e vicino al santuario: l’ultimo lo scorso dicembre di 5000 euro per l’ordinaria manutenzione».

L’intervento conservativo integrale si aggira intorno a 200 mila euro: un’enormità per i frati, che hanno deciso di unire le forze con il comitato “Noli me tollere”.

« Siamo una settantina di soci - dice Patrizio Biosa, coordinatore dei volontari - che collaboriamo istituzionalmente con i francescani per tutti i festeggiamenti, e siamo preoccupati per le condizioni critiche di un patrimonio della religiosità non solo dei sorsensi».

«Una delle tecniche tradizionali per il restauro conservativo consiste – dice l’architetto Daniela Deriu - nella rimozione temporanea dell’affresco e nel rifacimento dell’intonaco, su cui poi viene ripristinata l’opera d’arte. Ma se il problema non viene risolto alla radice, se la sorgente di umidità non è individuata e fermata, le conseguenze tenderanno a manifestarsi nuovamente dopo qualche tempo. Questo rende le opere di restauro ancora più costose ed invasive e il temporeggiare sulla tempestività di intervento può causare danni irrimediabili».

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