In strada per aiutare i più deboli
di Giovanni Bua
Prende servizio l’équipe mobile che darà assistenza ai migranti emarginati nelle zone calde della città
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SASSARI. Sarà la Porta Aperta di Valledoria a scendere in strada per aiutare i più deboli. La coop sociale si è infatti aggiudicata il bando da 120mila euro, spuntandola sulla sassarese Raighinas, che mette in piedi una équipe itinerante e di pronta assistenza che prende in carico le situazioni di particolare vulnerabilità e fragilità in raccordo con i servizi sociali territoriali, oltre a realizzare di interventi di sostegno alla locazione e supporto all'autonomia abitativa. Protagonisti del piano di aiuto sono i migranti regolari, fuoriusciti dai percorsi di accoglienza, per scelta o per decorrenza dei termini. Persone che non hanno ancora raggiunto un sufficiente livello di integrazione e vivono in situazioni, anche abitative, difficili. Lo strumento scelto per dare loro un aiuto è il LGNet Emergency Assistance, finanziato dal Fondo asilo, migrazione, integrazione, il Fami, strumento finanziario istituito nel 2014 dall’Ue per promuovere una gestione integrata dei flussi migratori, destinato soprattutto ai titolari di protezione internazionale.
«Quello a cui puntiamo – spiega l’assessore ai Servizi Sociali Antonello Sassu – è all’avvio di percorsi di effettiva integrazione orientati a una progressiva autonomia delle persone e che allo stesso tempo prevengano fratture sociali. I cobeneficiari del progetto sono 18 Comuni in tutta Italia, individuati sulla base di criteri oggettivi. Contestualmente l’Amministrazione rafforzerà la collaborazione con la rete Sprar del territorio in un’ottica di ottimizzazione delle risorse».
Il progetto ha l’obiettivo di conoscere e monitorare la situazione della popolazione migrante che si trova in strada, attivare canali di comunicazione, presa di contatto, mediazione tra la popolazione in oggetto ed i servizi, intervenire nella prevenzione delle situazioni di rischio. In particolare si vogliono costruire percorsi guidati di avvicinamento ai servizi, accompagnamento per la presa in carico dei servizi nel caso di necessità, progetti di inclusione e reinclusione sociale, il tutto in una cornice di rispetto delle differenze culturali ed in una prospettiva di riduzione dei rischi connessi all’esperienza di strada.
Gli interventi saranno realizzati inizialmente sul territorio con un automezzo messo a disposizione dalla ditta vincitrice dell’appalto, attraverso una unità di strada (o unità mobile di supporto itinerante), che, spostandosi nei diversi luoghi di aggregazione spontanea, aree periferiche, degradate o a maggiore densità di popolazione migrante (centro storico, Latte dolce, Monte Alto e basso), andrà ad offrire risposte personalizzate ai bisogni più immediati, proponendo informazione, supporto, orientamento ed accompagnamento al sistema dei servizi. L'unità di strada svolgerà inoltre la funzione di osservatorio, rilevando i bisogni espressi o latenti delle persone più esposte.
In un momento successivo, l'équipe al completo, si occuperà della presa in carico sociosanitaria delle situazioni di particolare vulnerabilità in specifici punti di one stop shop. L'équipe multidisciplinare sarà composta da uno psicologo, con funzione anche di coordinatore, un mediatore culturale, un assistente sociale e un educatore. «É il primo passaggio di un progetto più complessivo che si sta dispiegando da mesi - chiude Sassu –. Bisogna sollevare l’asticella dell’accoglienza, e fare alta formazione visto che alcuni di questi ragazzi hanno già titoli e competenze. E per questo stiamo lavorando a progetti con Università e Ersu per l’apertura di corridoi umanitari e il riconoscimento dei loro percorsi formativi e delle loro competenze. Molti di questi ragazzi sono preziose risorse e non problemi da nascondere sotto il tappeto. Sta a noi trasformare un disagio in possibilità, per tutti».
«Quello a cui puntiamo – spiega l’assessore ai Servizi Sociali Antonello Sassu – è all’avvio di percorsi di effettiva integrazione orientati a una progressiva autonomia delle persone e che allo stesso tempo prevengano fratture sociali. I cobeneficiari del progetto sono 18 Comuni in tutta Italia, individuati sulla base di criteri oggettivi. Contestualmente l’Amministrazione rafforzerà la collaborazione con la rete Sprar del territorio in un’ottica di ottimizzazione delle risorse».
Il progetto ha l’obiettivo di conoscere e monitorare la situazione della popolazione migrante che si trova in strada, attivare canali di comunicazione, presa di contatto, mediazione tra la popolazione in oggetto ed i servizi, intervenire nella prevenzione delle situazioni di rischio. In particolare si vogliono costruire percorsi guidati di avvicinamento ai servizi, accompagnamento per la presa in carico dei servizi nel caso di necessità, progetti di inclusione e reinclusione sociale, il tutto in una cornice di rispetto delle differenze culturali ed in una prospettiva di riduzione dei rischi connessi all’esperienza di strada.
Gli interventi saranno realizzati inizialmente sul territorio con un automezzo messo a disposizione dalla ditta vincitrice dell’appalto, attraverso una unità di strada (o unità mobile di supporto itinerante), che, spostandosi nei diversi luoghi di aggregazione spontanea, aree periferiche, degradate o a maggiore densità di popolazione migrante (centro storico, Latte dolce, Monte Alto e basso), andrà ad offrire risposte personalizzate ai bisogni più immediati, proponendo informazione, supporto, orientamento ed accompagnamento al sistema dei servizi. L'unità di strada svolgerà inoltre la funzione di osservatorio, rilevando i bisogni espressi o latenti delle persone più esposte.
In un momento successivo, l'équipe al completo, si occuperà della presa in carico sociosanitaria delle situazioni di particolare vulnerabilità in specifici punti di one stop shop. L'équipe multidisciplinare sarà composta da uno psicologo, con funzione anche di coordinatore, un mediatore culturale, un assistente sociale e un educatore. «É il primo passaggio di un progetto più complessivo che si sta dispiegando da mesi - chiude Sassu –. Bisogna sollevare l’asticella dell’accoglienza, e fare alta formazione visto che alcuni di questi ragazzi hanno già titoli e competenze. E per questo stiamo lavorando a progetti con Università e Ersu per l’apertura di corridoi umanitari e il riconoscimento dei loro percorsi formativi e delle loro competenze. Molti di questi ragazzi sono preziose risorse e non problemi da nascondere sotto il tappeto. Sta a noi trasformare un disagio in possibilità, per tutti».
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