Coltellate alla trans in due vanno a processo
di Nadia Cossu
Disposto il giudizio immediato per la violenta rapina di luglio a Predda Niedda Gli imputati avevano aggredito la vittima per portarle via smartphone e borsetta
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SASSARI. È stato disposto il giudizio immediato per i due 33enni accusati di aver accoltellato lo scorso luglio una trans colombiana durante un tentativo di rapina. Gli imputati, un algerino e un pachistano, “salteranno” quindi il filtro dell’udienza preliminare e andranno direttamente a processo.
Il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu ha ritenuto che fossero evidenti le prove a carico dei due aggressori che a Predda Niedda si scagliarono con una violenza inaudita contro la trans. Il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto dal gip che nei confronti dei due imputati si proceda col giudizio immediato: l’udienza è stata fissata per il 13 marzo. Gli avvocati difensori Letizia Doppiu Anfossi e Bruno Conti depositeranno a breve la richiesta di rito abbreviato.
L’episodio risale all’estate dell’anno scorso. I due 33enni avevano finto di concordare una prestazione con la transessuale ma quando si erano appartati in un angolo buio tra Predda Niedda e via Caniga era scoppiato il finimondo. Secondo quanto raccontato allora dalla vittima alle forze dell’ordine l’algerino avrebbe estratto un coltello a serramanico da una tasca e avrebbe minacciato di morte la trans colombiana che cercava di difendersi e trattenere con forza la sua borsetta. Davanti a quella reazione inattesa i due avevano perso la testa. L’algerino le avrebbe sferrato alcune coltellate e solo per puro caso i fendenti non l’avevano raggiunta agli organi vitali. La vittima si era riparata il volto e il petto con le mani e questo gesto molto probabilmente le aveva salvato la vita. Le sue grida d’aiuto avevano attirato l’attenzione di altre transessuali che di notte frequentano le strade buie e isolate di Predda Niedda. Immediatamente tre connazionali erano corsi verso la vittima dell’aggressione. Ferita a entrambe le mani e alle braccia nel tentativo di respingere le coltellate, la trans colombiana aveva tentato in tutti i modi di chiedere aiuto. Ma quando aveva preso il cellulare dalla borsetta uno dei rapinatori, l’algerino, glielo aveva strappato di mano. Qualcuno però era riuscito a lanciare l’allarme e in pochi istanti gli uomini della squadra volante della polizia erano arrivati davanti al centro commerciale Tanit. L’aggressione era ancora in corso. L’algerino non appena aveva visto arrivare la pattuglia si era allontanato ma era stato bloccato quasi subito dietro un capannone con il telefono della vittima e la borsetta contenente alcune decine di euro. Il pachistano invece era stato rintracciato qualche ora dopo e denunciato in stato di libertà, poi accompagnato al pronto soccorso per le ferite riportate durante l’aggressione. Anche la trans, soccorsa da un’ambulanza del 118, era stata portata in ospedale per essere medicata.
Il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu ha ritenuto che fossero evidenti le prove a carico dei due aggressori che a Predda Niedda si scagliarono con una violenza inaudita contro la trans. Il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto dal gip che nei confronti dei due imputati si proceda col giudizio immediato: l’udienza è stata fissata per il 13 marzo. Gli avvocati difensori Letizia Doppiu Anfossi e Bruno Conti depositeranno a breve la richiesta di rito abbreviato.
L’episodio risale all’estate dell’anno scorso. I due 33enni avevano finto di concordare una prestazione con la transessuale ma quando si erano appartati in un angolo buio tra Predda Niedda e via Caniga era scoppiato il finimondo. Secondo quanto raccontato allora dalla vittima alle forze dell’ordine l’algerino avrebbe estratto un coltello a serramanico da una tasca e avrebbe minacciato di morte la trans colombiana che cercava di difendersi e trattenere con forza la sua borsetta. Davanti a quella reazione inattesa i due avevano perso la testa. L’algerino le avrebbe sferrato alcune coltellate e solo per puro caso i fendenti non l’avevano raggiunta agli organi vitali. La vittima si era riparata il volto e il petto con le mani e questo gesto molto probabilmente le aveva salvato la vita. Le sue grida d’aiuto avevano attirato l’attenzione di altre transessuali che di notte frequentano le strade buie e isolate di Predda Niedda. Immediatamente tre connazionali erano corsi verso la vittima dell’aggressione. Ferita a entrambe le mani e alle braccia nel tentativo di respingere le coltellate, la trans colombiana aveva tentato in tutti i modi di chiedere aiuto. Ma quando aveva preso il cellulare dalla borsetta uno dei rapinatori, l’algerino, glielo aveva strappato di mano. Qualcuno però era riuscito a lanciare l’allarme e in pochi istanti gli uomini della squadra volante della polizia erano arrivati davanti al centro commerciale Tanit. L’aggressione era ancora in corso. L’algerino non appena aveva visto arrivare la pattuglia si era allontanato ma era stato bloccato quasi subito dietro un capannone con il telefono della vittima e la borsetta contenente alcune decine di euro. Il pachistano invece era stato rintracciato qualche ora dopo e denunciato in stato di libertà, poi accompagnato al pronto soccorso per le ferite riportate durante l’aggressione. Anche la trans, soccorsa da un’ambulanza del 118, era stata portata in ospedale per essere medicata.
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