Addio a Pietro “gentleman” e sognatore

Ieri pomeriggio a Mores il funerale del fantino morto per le conseguenze di una caduta da cavallo durante una gara a Pisa

MORES. Una giovane vita spezzata mentre si dedicava alla sua passione più grande. Così è stato ricordato ieri nelle esequie celebrate a Mores il giovanissimo Pietro Alberto Brocca, fantino deceduto domenica scorsa dopo una caduta da cavallo.

Le spoglie del ragazzo sono tornate in Sardegna ieri mattina con la corsa diurna della nave. Il suo rientro è stato accolto da una delegazione presente al porto di Olbia e in seguito c’è stata una sosta per il saluto degli amici dell’ippodromo di Chilivani, schierati fuori dai cancelli del Don Deodato Meloni per un commosso ricordo, prima dell’arrivo nel suo paese, Mores, nella camera ardente. Qui per alcune ore familiari e amici lo hanno vegliato in attesa della celebrazione del funerale, iniziato alle 15.30.

Le esequie nella chiesa di Santa Caterina sono state presiedute dall’arcivescovo di Sassari monsignor Gian Franco Saba: nelle sue parole il dolore, che non può che accompagnare la morte di un ragazzo così giovane, e un grande affetto per i familiari ai quali ha rivolto un messaggio di consolazione.

Il prelato nella sua commossa omelia ha sottolineato il grande amore di Pietro per i cavalli e quella grande passione che ha segnato il suo destino. Cavalcare a San Rossore era un sogno che Pietro aveva realizzato già lo scorso anno, e che anche nei giorni scorsi era riuscito a coronare di nuovo gareggiando nel Premio Austro. Dopo aver lottato per tre lunghi giorni tra la vita e la morte in seguito alla terribile caduta, Pietro ha cessato di vivere domenica scorsa vegliato dai genitori Francesco e Domenica e dalla sorella, arrivati appena possibile nell’ospedale toscano di Cisanello dove si trovava ricoverato.

Dopo la sua scomparsa si sono dovuti attendere altri lunghi giorni prima che le spoglie potessero riprendere la via di casa. Sull’incidente – come vuole la prassi in casi di questo tipo – la Procura ha infatti aperto un’inchiesta ed è stata disposta l’autopsia, eseguita venerdì.

Ma finalmente ieri Pietro è tornato a Mores per l’ultimo saluto della sua comunità e dei suoi tanti amici.

Sono arrivati anche da Dorgali, dove Pietro era nato, per salutarlo nella breve sosta all’ippodromo di Chilivani, altri da Tula per apporre uno striscione lungo la strada che conduceva il mesto corteo funebre alla volta della camera ardente allestita a Mores. Un luogo di veglia allestito con foto e ricordi del ragazzo, tantissimi fiori, la sua divisa da fantino gentleman e un piccolo cavallo a dondolo bianco. Ma anche un luogo con un servizio d’ordine ben organizzato, in modo da poter garantire il rispetto delle vigenti norme in materia sanitaria, che ha coinvolto una quindicina di volontari tra Protezione civile e compagnia barracellare. La gente attesa a Mores era tanta, perché tante erano le persone che avevano manifestato la volontà di rendere omaggio al ragazzo, e l’amministrazione comunale ha predisposto tutto con cura, con percorsi segnalati di ingresso e uscita sia nella camera ardente sia nel cimitero dove, dopo la messa, il ragazzo è stato inumato.

Il dolore della comunità per questa tragedia (il sindaco Peppino Ibba ha decretato il lutto cittadino) è stato grandissimo, ma è rimasto composto – e non solo per il rispetto delle norme –, dignitoso così come con estrema dignità lo hanno manifestato sin dai primi giorni i familiari del giovane fantino.

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