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Messe vietate, il Tar deciderà a settembre

Messe vietate, il Tar deciderà a settembre

BONO. Si è tenuta mercoledì davanti al Tar della Sardegna l’udienza cautelare relativa al ricorso proposto dalla diocesi di Ozieri e dalla parrocchia di Bono contro l’ordinanza del Comune che aveva...

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BONO. Si è tenuta mercoledì davanti al Tar della Sardegna l’udienza cautelare relativa al ricorso proposto dalla diocesi di Ozieri e dalla parrocchia di Bono contro l’ordinanza del Comune che aveva vietato le celebrazioni religiose in presenza dei fedeli. Con decreto d’urgenza del 14 gennaio scorso, il presidente del tribunale amministrativo regionale, Dante d’Alessio, aveva già sospeso l’ordinanza del Comune che, successivamente, ha ritenuto di non costituirsi nel procedimento, non prendendo parte all’udienza fissata per il 3 febbraio. Contro i provvedimenti del Comune di Bono sono quindi intervenuti due decreti di annullamento e sospensione della prefetta di Sassari Maria Luisa D’Alessandro e del presidente del Tar, «significativi della correttezza e linearità di condotta della Chiesa – ha spiegato l’avvocato Ivano Iai che tutelava gli interessi del vescovo Corrado Melis e del parroco di San Michele Arcangelo don Mario Curzu – nell’adozione e nel rispetto delle misure di sicurezza comportamentale e igienico-sanitaria finalizzate al legittimo esercizio del diritto di manifestazione della religione cattolica».

Il Tar ha rinviato la causa per la decisione di merito al 15 settembre. «Si confida – ha aggiunto il legale – che in vista dell’udienza prossima il Comune prenda atto dell’enorme sacrificio imposto alla comunità cristiana e ai fedeli e riconosca finalmente la fondatezza delle ragioni che hanno portato alla contestazione dell’ordinanza sindacale impugnata».

«Il provvedimento impugnato – avevano stabilito i giudici amministrativi a metà gennaio nel sospendere l’ordinanza del vicesindaco Nicola Spanu – appare emanato in assenza dei necessari presupposti di straordinaria necessità e urgenza e in violazione delle disposizioni generali in materia».

L’avvocato Iai aveva spiegato nel ricorso che l’ordinanza del Comune era «lesiva dei principi costituzionali in materia di libertà religiosa e di esercizio del diritto di culto, adottats nonostante l’annullamento della precedente e analoga ordinanza da parte del prefetto della provincia di Sassari per contrasto con le disposizioni legislative dello Stato».

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