Morì per un aneurisma a processo due medici
di Nadia Cossu
Un 69enne con forti dolori all’inguine fu visitato e dimesso senza una diagnosi Imputati il dottore di famiglia e un chirurgo. Il pm: non approfondirono i sintomi
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SASSARI. Un forte e persistente dolore all’inguine, la prima visita dal medico di famiglia, l’impegnativa per un controllo urgente in ospedale per una sospetta ernia inguinale e la tappa nella Chirurgia del Civile di Alghero. Da qui le dimissioni «al termine di una visita durata al massimo quattro minuti», ha raccontato ieri in aula il figlio di Pino Salis, un pensionato di 69 anni morto nel 2015 per uno shock emorragico determinato da un aneurisma dell’aorta addominale.
Per quella tragedia di sei anni fa sono finiti a processo il medico di base Antonio Pais e la dottoressa del reparto di Chirurgia dell’ospedale civile di Alghero, Maria Rosa Pinna. Entrambi sono accusati di omicidio colposo perché secondo il pubblico ministero Paolo Piras non avrebbero approfondito dovutamente i sintomi presentati dal paziente i cui familiari si sono costituiti parte civile con gli avvocati Marco Costa, Francesco Carboni, Romina Caula. Mentre i due imputati sono difesi dagli avvocati Antonello Pais e Rita Dedola.
«Ricordo ancora che quando mio padre terminò la visita con la dottoressa Pinna, durata pochissimi minuti, la sentii dire: “Vada, che non ha niente. Lei è un uomo di ferro”». Ma le cose non stavano proprio così perché a distanza di poco tempo la stessa dottoressa, che quel giorno era di turno in reparto, il pensionato se lo ritrovò sotto i ferri della sala operatoria, in un tentativo disperato, quanto purtroppo inutile, di strapparlo alla morte.
A giudizio, oltre alla chirurga, è finito anche il medico di base Pais che, dopo le dimissioni da parte delle Pinna, prescrisse al paziente un analgesico. L’uomo, che era in compagnia del figlio, era quindi rientrato a casa. Ma il dolore non passava: «Dopo circa mezz’ora, stavo andando a fare una doccia quando ho sentito le urla di mia madre. Mio padre si stava accasciando, ho chiamato il 118, l’ambulanza ha portato mio padre in ospedale e lì, passò pochissimo tempo prima che i medici uscissero dalla sala operatoria con la notizia nefasta: «Ricordo solo che mi dissero: “Suo padre è morto, era pieno di sangue”».
Per il pm Pais «dopo aver ricevuto il certificato del chirurgo Maria Rosa Pinna non apprezzante ernie inguinali omise di indagare ulteriormente il quadro di dolore intenso per il quale aveva inviato il paziente dal chirurgo né mise in diagnosi differenziale nessun’altra malattia che generava quel tipo di sintomatologia». La Pinna, a sua volta, dopo aver escluso il sospetto diagnostico del medico di medicina generale «non indagò ulteriormente e non indicò alcun dato di spiegazione del quadro clinico».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per quella tragedia di sei anni fa sono finiti a processo il medico di base Antonio Pais e la dottoressa del reparto di Chirurgia dell’ospedale civile di Alghero, Maria Rosa Pinna. Entrambi sono accusati di omicidio colposo perché secondo il pubblico ministero Paolo Piras non avrebbero approfondito dovutamente i sintomi presentati dal paziente i cui familiari si sono costituiti parte civile con gli avvocati Marco Costa, Francesco Carboni, Romina Caula. Mentre i due imputati sono difesi dagli avvocati Antonello Pais e Rita Dedola.
«Ricordo ancora che quando mio padre terminò la visita con la dottoressa Pinna, durata pochissimi minuti, la sentii dire: “Vada, che non ha niente. Lei è un uomo di ferro”». Ma le cose non stavano proprio così perché a distanza di poco tempo la stessa dottoressa, che quel giorno era di turno in reparto, il pensionato se lo ritrovò sotto i ferri della sala operatoria, in un tentativo disperato, quanto purtroppo inutile, di strapparlo alla morte.
A giudizio, oltre alla chirurga, è finito anche il medico di base Pais che, dopo le dimissioni da parte delle Pinna, prescrisse al paziente un analgesico. L’uomo, che era in compagnia del figlio, era quindi rientrato a casa. Ma il dolore non passava: «Dopo circa mezz’ora, stavo andando a fare una doccia quando ho sentito le urla di mia madre. Mio padre si stava accasciando, ho chiamato il 118, l’ambulanza ha portato mio padre in ospedale e lì, passò pochissimo tempo prima che i medici uscissero dalla sala operatoria con la notizia nefasta: «Ricordo solo che mi dissero: “Suo padre è morto, era pieno di sangue”».
Per il pm Pais «dopo aver ricevuto il certificato del chirurgo Maria Rosa Pinna non apprezzante ernie inguinali omise di indagare ulteriormente il quadro di dolore intenso per il quale aveva inviato il paziente dal chirurgo né mise in diagnosi differenziale nessun’altra malattia che generava quel tipo di sintomatologia». La Pinna, a sua volta, dopo aver escluso il sospetto diagnostico del medico di medicina generale «non indagò ulteriormente e non indicò alcun dato di spiegazione del quadro clinico».
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