«La Italcementi produca i mattoni di latte nell'ex cementificio di Scala di Giocca»

La proposta di Muresu per rilanciare la struttura. Tramite il progetto industriale Milk Brick si potrebbero ottenere i finanziamenti Europei Life, con i quali è possibile bonificare l'intera area

SASSARI. Potrebbe rinascere con il latte dei Milk Brick l’ex cementificio di Scala di Giocca di Italcementi. Giangavino Muresu, che con il colosso dei materiali da costruzione ha collaborato per oltre un anno per “validare” il suo calcestruzzo a impatto zero, ha infatti inviato una proposta ufficiale di riqualificazione dello stabilimento da oltre 80mila metri quadri. Inaugurato nel 1957 e arrivato, negli anni della piena operatività, a impiegare oltre 1000 persone, dagli anni ’80 ha iniziato il lento declino che ha portato alla chiusura e all’abbandono. Sul futuro dell’area si è più volte provato a ragionare, ma tutto si è sempre arenato di fronte allo scarso interesse imprenditoriale per una eventuale riconversione e agli altissimi costi di bonifica.



Ora a cambiare la carte in tavola potrebbero arrivare i “mattoni di latte” del vulcanico inventore industriale di Ossi, a un passo dal lanciarsi sul mercato internazionale con i suoi prodotti (è in fase avanzata di fund rising) e vicino a chiudere accordi con importanti player del settore della trasformazione del latte.

«Circa tre mesi fa – racconta – ho inviato una proposta all'Italcementi che riguarda la riqualificazione dell’ex Cementificio, che è in fase di valutazione. Tramite il progetto industriale Milk Brick si potrebbero ottenere i finanziamenti Europei Life, con i quali è possibile bonificare l'intera area, senza distruggerla, trasformandola in un’area verde con museo industriale e nella sede di Milk Brick dove allestire gli spazi per gestire la piattaforma di vendita online, il laboratorio, l’impianto di produzione del bio-polimero e della fibra di latte, oltre alle zone di stoccaggio dei materiali. I finanziamenti europei Life sono a fondo perduto del 60%, quindi occorrono i capitali per poterli co-finanziare, una grande occasione per la Regione e per la stessa Italcementi che negli ultimi 15 anni hanno sempre cercato una soluzione valida per riqualificare il Cementificio e salvarlo dal degrado».

Un progetto che Italcementi sta valutando con attenzione, visto lo stretto legame con Muresu, che ha premiato nel 2019 con il Premio Gaetano Marzotto, mettendogli a disposizione per tutto il 2020 il suo centro innovazione per il lungo lavoro di validazione del calcestruzzo a impatto idrico zero ottenuto dagli scarti del latte, e affiancandolo con i suoi manager per rifinire il modello di business. Ma che non è l’unico allo studio dell’imprenditore, assolutamente determinato a lasciare in Sardegna il cuore del prodotto che si prepara a conquistare il mondo. «Nel caso che Italcementi non fosse interessata alla riqualificazione – spiega – ho pensato ad un altro edificio di proprietà della Regione: il Palacongressi di Alghero, un potenziale gioiello purtroppo completamente abbandonato. Ho scritto alla Regione informandoli del nostro interesse per la riqualificazione dell’edificio, anche eventualmente da condividere con altre startup come la nostra. E non vediamo l’ora di sederci intorno a un tavolo per studiare insieme una strategia che permetta di restituire il più possibile dal punto di vista imprenditoriale ed economico all’Isola con il nostro progetto. Quel che è sicuro è che la piattaforma di ecommerce di Milk Brick resterà comunque nell’Isola, come l’impianto per la produzione del Biopolimero e Fibra di latte, che potrà generare valore ambientale, economico e sociale. Siamo più abituati a trattare con i tecnici e gli investitori che con le istituzioni, ma alla fine sono convinto che troveremo il modo di collaborare al meglio. In questo momento siamo in pieno fundraising, stiamo incontrando i fondi di investimento, e valutando le migliori opzioni a disposizione per lanciare il progetto industriale ed entrare nel mercato. Siamo pronti ad ascoltare tutti».
 

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