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Sassari

Chiesa di Santa Tecla a rischio crollo

Chiesa di Santa Tecla a rischio crollo

Nulvi, crepe e cadute di calcinacci nel millenario edificio sede di una Porta santa

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NULVI. Prima o poi doveva accadere. D’altronde l’edificio sacro potrebbe risalire alla prima presenza monastica in Anglona, quella degli Antoniani di Sant’Antonio abate (dal 700-800 al 1100) che costruirono a Nulvi il loro primo eremo ed eressero la chiesa intitolata a Santa Tecla. Al monachesimo Orientale successe poi quello Occidentale e l’eremo venne occupato, restaurato ed ampliato da altri ordini religiosi. Prima dai Cassinesi, poi dai Vallombrosiani sino al tramonto dell’era benedettina, che aprì le porte all’era francescana.

Una storia antichissima quella della chiesa di Santa Tecla che ora rischia seriamente di crollare. Una serie di cedimenti strutturali ne stanno minando da tempo le sua antica solidità e si rischia davvero che possa essere chiusa al culto dei fedeli per motivi di sicurezza. L’ala interessata dai cedimenti è la navata sinistra, dove sorgono gli altari laterali intitolati alla Gloria di San Francesco, con il suo gigantesco e bellissimo dipinto di Baldassarre Pioli risalente al 18° secolo, il prezioso altare della Madonna del Rimedio, che custodisce la piccola tela miracolosa che ha dato origine al culto secolare dei nulvesi e di tantissimi fedeli e l’altare del Santissimo, con il suo stupendo tabernacolo. Ma su quella navata si apre anche la Porta Santa, un antico privilegio risalente all’era vallombrosiana di cui gode la chiesa e che in tutta la diocesi di Tempio-Ampurias può vantare solo la parrocchiale di Luogosanto.

Il rito settennale dell’apertura è previsto proprio quest’anno. La chiesa è per importanza e per devozione seconda solo alla chiesa parrocchiale dell’Assunta. Grazie ai due eventi prodigiosi passati alla storia come il “Miracolo della campana” e il “Miracolo della Madonnina del Rimedio” questa chiesa divenne meta di tantissimi pellegrini che per secoli arrivavano da ogni parte della Sardegna accolti dall’attigua struttura conventuale e dal grandioso chiostro. La navata è stata per ora prudentemente transennata e non è più consentito l’accesso dei fedeli e attende, anzi implora, un urgente intervento di consolidamento e risanamento. Le vistose crepe interne e la caduta di grossi calcinacci e il distacco dei contrafforti esterni che la sostengono non dicono niente di buono, anzi sono il presagio di quanto potrebbe accadere se i cedimenti dovessero acutizzarsi. Sarà quindi necessario un lavoro congiunto e tra parrocchia, Diocesi e Comune persalvare un prezioso scrigno di tesori e un’ importante porzione della storia di Nulvi.

Mauro Tedde



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