Fallimento Cobec, 150 posti a rischio

Due giorni fa la sentenza: ora i sindacati temono per i lavoratori dei supermercati di Ses e Capri in affitto di ramo d’azienda

SASSARI. La sentenza del fallimento è di due giorni, ma in verità la Cobec Srl è in liquidazione già dal 2017. È rimasta in piedi come una sorta di forziere, senza dipendenti e senza alcuna attività, ma capace di incamerare gli affitti delle società Supermercati Europa Sardegna e Capri. Queste di fatto costituiscono un ramo di azienda ancora produttivo, costituito dai locali, dagli scaffali, dalle merci e soprattutto da oltre 150 dipendenti. E questa per ora è l’enorme incognita che getta ombre sul fallimento di Cobec. Perché la situazione debitoria della società amministrata da Rinaldo Carta era uno scenario noto, e l’epilogo sembrava scritto da tempo. Ma è il futuro dei lavoratori dei 20 punti vendita ancora aperti che preoccupa i sindacati. Dice Maria Teresa Sassu della Cgil: «Purtroppo siamo riusciti a leggere solo un estratto della sentenza. E in quel documento manca un’informazione cruciale: il giudice ha disposto l’esercizio provvisorio da parte di Cobec, affidando l’amministrazione della società fallita nelle mani dei curatori Casula e Catelan? Perché se nel dispositivo mancasse questo passaggio, allora credo che i 150 dipendenti siano nei guai, e francamente in questo momento non vedo una soluzione così semplice e immediata». Paradossalmente, infatti, alla Supermercati Europa Sardegna e a Capri verrebbe a mancare fisicamente il soggetto al quale versare gli affitti. «In pratica non avrebbero più chi pagare – continua Maria Teresa Sassu – e quindi la procedura dell’affitto di ramo d’azienda rischia di essere tecnicamente non più percorribile. Speriamo di avere al più presto dei chiarimenti».

La parabola discendente dei supermercati Cobec segue quella del centro di distribuzione di Codrongianos che riforniva i supermercati Cedi. Un buco nero aperto nei conti societari. «Quando si aprì quella vertenza – dice il segretario Cgil Trasporti Arnaldo Boeddu – sia noi come sindacati e sia i lavoratori ci siamo rifiutati di firmare gli accordi di prossimità, attirandoci critiche violente e l’etichetta di disfattisti. Il problema in quel settore della logistica non era il costo del lavoro, ma l’organizzazione datata e poco efficiente che l’azienda si era data. La stessa che ha messo in crisi i market per la scelta sbagliata di aprire troppi punti vendita rispetto alle capacità del mercato. Anche per i supermercati altre sigle hanno sottoscritto contratti al ribasso, pensando che quella potesse essere la soluzione per salvare i posti di lavoro. Invece il problema, ancora una volta, sono state le scelte strategiche sbagliate».

I lavoratori del centro di distribuzione di Codrongianos per l’80 per cento hanno trovato una nuova occupazione, e òa struttura è gestita da Spazio Conad. Anche i 150 dipententi di Ses e di Capri fino ad ora sono riusciti a salvaguardare il proprio posto. Ma ora il loro futuro è incerto. (lu.so.)

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