Reddito di cittadinanza a Sassari, un lavoro per l’esercito dei 7mila

Comune alleato con le associazioni per trovare un impegno a chi percepisce il sussidio. Si parte da 150

SASSARI. Si chiamano “Progetti utili alla collettività” (Puc) ed è l’unica strada con la quale il Comune può provare a dare gambe al reddito di cittadinanza, riportandolo da misura puramente assistenziale a vero tentativo di reinserimento al lavoro, o perlomeno a possibilità di far valere le proprie competenze, acquisirne altre e farsi conoscere dalle realtà del territorio. Una missione che né l’Aspal né meno che mai gli abbandonati Navigator sono mai riusciti di fatto nemmeno ad avviare, con la platea dei beneficiari che però nel mentre è cresciuta a dismisura. Arrivando in città a coinvolgere oltre 7mila nuclei familiari nei quali almeno un componente porta a casa il reddito, in un inestricabile mix tra grano e loglio, dovuta assistenza contro la povertà estrema e le situazioni di disagio sociale e sanitario, sostegno a chi le competenze e la voglia di lavorare ce l’avrebbe eccome, ma non sa a che porta bussare, ma anche rifugio dell’immancabile platea di furbi.

A provare a dare una scossa arriva ora il Comune. Che ha pubblicato una manifestazione di interesse rivolta al Terzo Settore per collaborare alla creazione di un sistema condiviso pubblico-privato con cui predisporre un catalogo dei progetti da offrire ai beneficiari del Rdc. «L’obiettivo è coinvolgere già 150 persone in una prima fase – sottolinea l’assessore ai Servizi Sociali Antonello Sassu, ieri a Palazzo Ducale con il dirigente Alberto Mura e il responsabile Alberto Puglia – ma per raggiungerlo è fondamentale la collaborazione delle realtà presenti nel territorio». La macchina organizzativa si era già messa in moto a inizio 2020, ma la pandemia ha fermato tutto. Ora il Comune è pronto per avviare il procedimento, con la manifestazione d’interesse rivolta a organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, incluse le coop, reti associative, società di mutuo soccorso, associazioni, riconosciute o non riconosciute, fondazioni e altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, iscritte negli appositi registri da almeno sei mesi e con sede operativa nel Comune di Sassari.

Le domande, con la modulistica pubblicata sul sito www.comune.sassari.it, dovranno essere inviate via pec all’indirizzo protocollo@pec.comune.sassari.it entro il 26 marzo. Sarà possibile presentare i progetti anche successivamente, e saranno valutati con cadenza bimestrale per essere inseriti nel catalogo. Gli accordi che si instaureranno avranno durata biennale. Appena redatto il catalogo dei primi progetti, l’Amministrazione è pronta a partire.

«I Puc dovranno riguardare attività in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni – spiega Sassu –. Possono inoltre esserne indicate ulteriori di interesse generale, purché coerenti con le finalità dell’Amministrazione. Il percorso dovrà essere legato all’individuazione di uno specifico obiettivo da raggiungere in un intervallo di tempo definito attraverso la messa in campo di risorse umane e finanziarie. Il progetto può riguardare sia una nuova attività sia il potenziamento di una esistente. Il soggetto attuatore nominerà dei tutor tra i propri dipendenti con il compito di affiancare i beneficiari durante il percorso, e invierà periodicamente il registro delle presenze al Settore Politiche Servizi e Coesione Sociale del Comune».



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