Grano distrutto, Brundu srl sarà risarcita

Il ministero della Salute negò l’importazione di una partita dall’India e ora dovrà pagare la società che opera a Torralba

SASSARI. Sei anni per ottenere giustizia in una vicenda cominciata nel 2015 e approdata al Tar e al Consiglio di Stato. Ed è stato quest’ultimo a mettere la parola fine riformando la sentenza del tribunale amministrativo e condannando il ministero della Salute a risarcire il 50 per cento del danno complessivo a favore della società Brundu srl.

Ad agosto del 2018, infatti, il Tar Sardegna aveva respinto il ricorso proposto dalla società che gestisce il molino e il pastificio di Torralba per ottenere il risarcimento dei danni causati dal provvedimento del ministero della Salute del 2 marzo 2015 con cui era stata illegittimamente negata l’importazione di una partita di 467.820 chili di grano duro di alta qualità – di proprietà della stessa società Brundu – proveniente dall’India. Secondo i tecnici del Ministero in quel grano c’era una concentrazione di piombo superiore alla media. Gli esperti però sbagliavano perché, come stabilito da una sentenza del Consiglio di Stato, avevano eseguito le campionature e le analisi basandosi su un regolamento comunitario errato, «palesemente difforme – aveva stabilito all’epoca il Consiglio di Stato – dalla normativa europea».

Una “distrazione” costata centinaia di migliaia di euro alla società sarda che, dopo un anno, quel grano l’aveva dovuto distruggere perché stava marcendo nei container stoccati nel porto canale di Cagliari. Di conseguenza, non era stato nemmeno possibile ripetere le analisi così come era stato stabilito nella sentenza del 25 ottobre 2016. Per questo la Brundu srl aveva chiesto il risarcimento di tutti i danni ma il Tar aveva respinto il ricorso.

Per capire l’origine della vicenda bisogna tornare ancora indietro. Cioè a gennaio del 2015 quando la società Brundu acquista in India una partita di grano da importare in Italia. Prima della partenza fa esaminare il carico dal laboratorio “Bureau Veritas” che rilascia un certificato attestante la conformità del prodotto rispetto al valore soglia previsto dalla normativa europea per il piombo. Quando il grano arriva al porto di Cagliari, il 16 febbraio 2015, un ufficiale di polizia giudiziaria dell’Usmaf (Ufficio di sanità marittima aerea e frontiera di Cagliari - ministero della Salute) procede al campionamento della merce e poi trasmette i campioni all’Istituto zooprofilattico per le analisi relative alle micotossine e ai metalli pesanti (tra i quali rientra il piombo).

A quel punto si ferma tutto: viene riscontrata una presenza di piombo superiore alla norma e l’Usmaf nega l’importazione del grano. Ma – e su questo si è basato l’appello della Brundu – in realtà era stata sbagliata la procedura di campionamento perché ne era stato operato uno soltanto per due analisi differenti: quelle relative alla presenza di micotossine (sostanze chimiche prodotte dai funghi) e quelle per i metalli pesanti. Mentre invece la normativa europea imponeva l’esecuzione di due differenti percorsi.

Alla fine la Brundu srl è riuscita a far valere le proprie ragione e a ottenere il risarcimento, seppure parziale, del danno.

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