Sassari, caregiver col sogno della laurea

La battaglia di Antonio Demarcus, studente di Pattada che si occupa a tempo pieno della madre

SASSARI. La sveglia di Antonio Demarcus suona all’alba e quando sente la musichetta lui sa già che la giornata sarà lunga. Tante cose da fare, una delle quali è scalare gli ultimi due esami che gli mancano per la laurea magistrale. Anche se a 45 anni la pergamena appesa al muro non gli cambierà la vita, perché il suo percorso ha preso una direzione differente da quando ha dovuto dedicare le giornate all’assistenza della madre.

«Mio padre è mancato quando ero adolescente, l’altro mio fratello si è sposato e ha la sua vita. Mia madre, 83 anni, costretta a letto da gravi problemi di salute, va avanti solo grazie al mio impegno quotidiano. Sono il suo caregiver, per assisterla ho dovuto rifiutare alcuni lavori e mettere da parte i libri universitari. Però non rinuncio all’idea di laurearmi, prima o poi, e so che nella mia situazione ci sono altri studenti. Per questo ho deciso di portare avanti una battaglia per arrivare al riconoscimento ufficiale a livello nazionale della figura del caregiver universitario e avere delle agevolazioni, non solo finanziarie». Sono dodici i punti che Antonio Demarcus ha portato all’attenzione di tutti i rettori degli atenei italiani e ai ministri per la Disabilità e per l’Università, in un’azione che lo vede impegnato insieme alle associazioni Confad (Coordinamento nazionale famiglie con disabilità), Oranoi, Cittadinanzattiva e Unidad (Universitari per la didattica a distanza integrata).

Alla laurea triennale Antonio Demarcus è arrivato con grandi sacrifici, tagliando il traguardo in Ingegneria per l'ambiente e il territorio a Cagliari. Si è poi iscritto alla specialistica in Geoingegneria e difesa del suolo ma proprio in quegli anni la situazione si è complicata. Le condizioni di sua madre sono peggiorate e andare su e giù da Pattada a Cagliari non bastava più. «Ho dovuto scegliere di stare a casa con lei. Rinunciando a tutto, perché tra me e lei si è creato un legame inscindibile – racconta –. Sono il braccio e la mente di mia madre, ma devo rinunciare a tutto: lavoro, studio, vita privata. Sto sempre a casa con lei, mi allontano solo per brevissimo tempo, per fare qualche commissione o portare a spasso il cagnolino che abbiamo preso per la pet-therapy. Ma se la mia assenza supera l’ora, e capita se devo andare fuori dal paese per qualche documento o colloquio, devo pagare una persona che mi sostituisca. E le nostre condizioni finanziarie non sono certo delle più floride, viviamo praticamente con la piccola pensione di mia madre».

All’idea di concludere l’Università però non ha mai rinunciato: «Mi restano due esami, è frustrante. L’obiettivo non è certo quello di trovare lavoro grazie alla laurea. Però è una questione personale e vorrei anche dare un’ultima soddisfazione a mia madre». Ed è frustrante, in questa situazione, dover sostenere la spesa delle tasse universitarie. Così a un certo punto Antonio ha scritto all’allora rettore Maria Del Zompo spiegando la sua situazione e chiedendo l’esonero dalle tasse: «Me lo hanno dato, senza però riconoscere l’esistenza di una vera e propria figura di caregiver familiare. Infatti l’anno successivo non ho fatto richiesta, mi sentivo umiliato dalla situazione, e mi è toccato sborsare 600 euro». L’anno successivo la richiesta viene presentata e accolta, tanto che dall’anno accademico 2020/21 l’Università di Cagliari riconosce l’esenzione delle tasse per lo studente caregiver familiare. Ma ormai non basta più: «Serve un riconoscimento ufficiale e questo è l’obiettivo che mi sono posto». Un altro traguardo da inseguire quando, all’alba, sente il suono della sveglia.

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