Esercizio abusivo, cadono le accuse per i medici

Il pm Paolo Piras ha chiesto assoluzione per la maggior parte dei 119 capi d’imputazione

SASSARI. Sono cadute praticamente quasi tutte le accuse nei confronti di dodici persone, tra medici e funzionari pubblici, finite a processo con l’accusa di concorso in esercizio abusivo della professione e favoreggiamento, dopo un’indagine dei carabinieri del Nas che nel 2014 aveva fatto finire agli arresti domiciliari Gianni Marras (medico di base convenzionato con la Asl e titolare di uno studio associato di Medicina del lavoro) e la segretaria Jenny Piana. Ieri mattina il pubblico ministero Paolo Piras ha fatto cadere l’accusa più pesante per tutti gli imputati: quella dell’esercizio abusivo della professione. Alla richiesta di assoluzione per quasi tutti i 119 capi d’imputazione si è aggiunta la prescrizione per una parte dei reati contestati.

L’unica richiesta di condanna avanzata dal pubblico ministero è stata proprio per Gianni Marras. Il pm ha sollecitato otto mesi di reclusione per il medico del lavoro per inadempimento di contratti di pubblica utilità. Durante le indagini i carabinieri del Nas avevano infatti trovato l’ambulatorio chiuso in orario di apertura al pubblico e la contestazione era finita nel fascicolo del pm. Il blitz era stato fatto di giovedì grasso e il medico - secondo le accuse del Nas - si sarebbe allontanato dall’ambulatorio per partecipare a una “favata”. Ben più gravi erano le ipotesi di reato iniziali, che sette anni fa avevano fatto scattare le indagini e che ieri mattina sono però state ridimensionate dall’accusa e dagli avvocati del collegio difensivo che hanno iniziato le arringhe. La contestazione principale riguardava il fatto che la segretaria del dottor Marras - secondo l'accusa - sostituisse il medico effettuando visite oculistiche, spirometriche e - in alcuni casi - anche cardiologiche. E, sempre secondo i Nas, rilasciasse i certificati sanitari senza averne titolo. L’indagine era cominciata nel 2010, un’attività investigativa complessa che era andata avanti per circa quattro anni e che era partita da alcune presunte anomalie che riguardavano proprio le visite eseguite nello studio associato.

In pratica, i dipendenti che si erano recati nell’ambulatorio per sottoporsi agli accertamenti necessari all’ottenimento dell’idoneità al lavoro, avevano raccontato di esser stati visitati da una dottoressa, che nel corso delle indagini sarebbe stata individuata nella segretaria del medico. (l.f.)

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