Sassari, nessun tentativo di truffa: falegname ballava il tango per guarire

Assolto un falegname appassionato di danza rimasto invalido dopo un incidente. Aveva chiesto il risarcimento danni all’assicurazione dell’auto che gli finì addosso

SASSARI. Quel terribile incidente stradale, nel 2012, gli aveva causato seri problemi dal punto di vista fisico e anche lavorativo, considerato che era un bravissimo falegname, abituato a stare molte ore in piedi per realizzare le sue opere. Un frontale nel quale il conducente dell’auto che gli era piombata addosso era morto. Lui, un 58enne di Ploaghe, aveva passato cinque mesi in ospedale, tra interventi vari e riabilitazione. A un certo punto aveva deciso di rivolgersi a un avvocato per chiedere un risarcimento danni all’assicurazione del veicolo nel quale viaggiava la vittima. Le consulenze di un medico specialista in ortopedia e traumatologia e di un medico del lavoro avevano valutato danni permanenti rispettivamente del 65 e del 75 per cento.

Ma nelle more della causa civile il falegname viene denunciato e finisce a processo per tentata truffa nei confronti della stessa società assicurativa. A conclusione del dibattimento il giudice Sergio De Luca, accogliendo la tesi dell’avvocato difensore Giuseppe Conti, ha assolto l’imputato «perché il fatto non sussiste».



Per capire le ragioni che hanno portato il 58enne in un’aula di tribunale bisogna fare un passo indietro e spiegare che quell’incidente al bravissimo falegname non aveva solo causato la perdita del lavoro ma lo aveva tenuto lontano anche da una delle sue passioni più grandi: il ballo. Per questo quando qualcuno gli aveva prospettato la possibilità di migliorare le difficoltà motorie (era da poco riuscito ad abbandonare la sedia a rotelle) con la tangoterapia, aveva colto la palla al balzo per sperimentarne i benefici.

Praticare il sensuale ballo nato in Argentina, infatti, pare che migliori equilibrio, postura, controllo e qualità del movimento, oltre al tono dell’umore e spesso viene indicato a pazienti con problemi di deambulazione o altre patologie. E così anche il falegname aveva voluto provare a “rialzarsi”, a poggiare le stampelle per fare qualche passo di tanto in tanto con la sua partner di ballo. Senza immaginare che proprio quella sua passione, insieme alla voglia di riprendere consapevolezza del proprio corpo, lo avrebbero fatto finire davanti al giudice.

Perché l’artigiano – passati circa due anni dall’incidente – decide di partecipare a due serate di tango argentino ad Alghero e a Sassari. Non riesce a ballare a lungo, zoppica e ogni tanto ha bisogno di fermarsi. Ma qualcuno che evidentemente conosce la sua storia lo vede esibirsi con la partner, lo riprende con una telecamera, segnala il caso in Procura e il falegname finisce a giudizio per tentata truffa.

Il pubblico ministero contestava al 58enne di aver «indicato nella misura del 65% i postumi permanenti e, fra le altre cose, lamentando che i postumi avrebbero inciso negativamente non solo sulla propria attività lavorativa ma anche sulla vita di relazione, in particolare il ballo, suo hobby preferito...». L’imputato avrebbe commesso inoltre l’errore di quantificare il danno biologico in 704mila euro e quello esistenziale e morale in 600mila «nonostante in epoca successiva al sinistro – scriveva il pm – avesse continuato a frequentare costantemente scuole e manifestazioni di ballo...».

Nella sua arringa l’avvocato difensore Conti ha sottolineato l’insussistenza della tentata truffa dal momento che la quantificazione del danno è stata effettuata secondo precise tabelle e la richiesta è avvenuta attraverso l’avvocato civilista dopo che i consulenti interpellati hanno fornito la base del calcolo. Ed è vero che il medico legale nominato dal giudice civile aveva deciso invece per una invalidità al 35% ma proprio perché si discostava notevolmente dalle percentuali degli altri due medici si era ricorsi a una valutazione della commissione medico legale dell’Inps che aveva concluso per il 75%.

Queste e altre argomentazioni portate in aula dalla difesa hanno convinto il giudice a emettere una sentenza di assoluzione.

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