La Regione “rimanda” le norme attuative del Puc
di Giovanni Bua
Maxi contestazione recapitata a Palazzo Ducale dopo la verifica di coerenza Gli uffici chiedono la riadozione del Piano, ma l’amministrazione non ci sta
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SASSARI. Una bomba formato pdf è deflagrata martedì mattina al protocollo di Palazzo Ducale. Mittente: gli uffici della Pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia della Regione. Quelli che spulciano gli strumenti urbanistici per dare la decisiva verifica di coerenza, ultimo passo prima della pubblicazione nel Buras e l’entrata effettiva in vigore. Gli stessi che da 90 giorni esaminavano riga per riga le norme tecniche attuative del Puc, approvate in consiglio comunale a febbraio e in attesa del disco verde cagliaritano.
Disco verde che è diventato rosso, acceso. Le Nta infatti sono state giudicate coerenti, «a condizione che siano rispettate le prescrizioni e raccomandazioni sopra riportate». Raccomandazioni che occupano una ventina di pagine fitte, con 24 articoli contestati e un centinaio di punti “rimandati al mittente”. Una bomba appunto, non completamente inattesa, visto che le interlocuzioni tra Enti sono sempre attive, ma comunque mai di queste dimensioni. Primo atto di uno scontro che è soltanto all’inizio.
Gli uffici regionali infatti, in un documento chiaramente complesso, hanno messo insieme i punti deboli del Puc e delle norme attuative, non viste come un semplice adeguamento tecnico ma come una variante organica. Risultato, per la Regione è il Puc nella sua interezza a dover essere rivisto: «Il Comune dovrà adempiere – scrivono gli uffici – a quanto richiesto in materia di Vas e modificare la documentazione del Puc, conformemente ai rilievi sopra riportati e, previa approvazione degli stessi in Consiglio comunale, trasmettere nuovamente la suddetta documentazione alla Regione, per la conclusione della verifica di coerenza».
Una interpretazione che Palazzo Ducale ha immediatamente rimandato al mittente, rivendicando la natura di semplice adeguamento normativo nelle norme attuative e invitando la Regione a limitare ad esse i rilievi. Una questione di non poco conto che, se non risolta amichevolmente, rischia di finire in tribunale, e di imballare definitivamente i sogni di ripresa urbanistica cittadina bloccando anche l’atteso piano del commercio.
Anche nel caso in cui la maxi richiesta della Regione venisse “ripulita” da tutti i problemi che riguardano il Puc i rilievi comunque restano, e sostanziali. Con l’amministrazione che tira un sospiro di sollievo per aver salvato il restyling delle zone a Predda Niedda («abbiamo evitato l’assalto alla diligenza», aveva detto Campus) ma deve incassare una serie di stop pesanti. Con tutto il sistema della riclassificazione di 272 sottozone (di cui 128 G1 prevalentemente lungo viale Porto Torres e nell’area periurbana) che viene messo in discussione, soprattutto nel passaggio giudicato troppo fluido da una funzione all’altra. Stop poi al “commercio di vicinato”, con il Comune che aveva deciso di ampliare la superficie di vendita concessa in zona A1 (il centro storico) da 100 a 500 metri quadri, e la Regione che ha risposto picche. Bocciata anche la riclassificazione di Chiesa e Villa S’Orsola, che l’amministrazione voleva trasformare in zona agricola (E1.b) e la Regione pretende rimanga storica (A1). Rilevati poi una serie di problemi cartografici, tavole e file mancanti, refusi di vario genere e peso.
Un lavoro immane, con Palazzo Ducale che spera di chiudere le «interlocuzioni» con Cagliari entro l’estate e portare le Nta ripulite in Consiglio come primo atto al rientro. Ma prima di ogni previsione c’è da capire quanto la Regione mollerà, o quanto chiederà di andare a fondo, cambiando un piano che non ha mai avuto né attuazione né pace.
Disco verde che è diventato rosso, acceso. Le Nta infatti sono state giudicate coerenti, «a condizione che siano rispettate le prescrizioni e raccomandazioni sopra riportate». Raccomandazioni che occupano una ventina di pagine fitte, con 24 articoli contestati e un centinaio di punti “rimandati al mittente”. Una bomba appunto, non completamente inattesa, visto che le interlocuzioni tra Enti sono sempre attive, ma comunque mai di queste dimensioni. Primo atto di uno scontro che è soltanto all’inizio.
Gli uffici regionali infatti, in un documento chiaramente complesso, hanno messo insieme i punti deboli del Puc e delle norme attuative, non viste come un semplice adeguamento tecnico ma come una variante organica. Risultato, per la Regione è il Puc nella sua interezza a dover essere rivisto: «Il Comune dovrà adempiere – scrivono gli uffici – a quanto richiesto in materia di Vas e modificare la documentazione del Puc, conformemente ai rilievi sopra riportati e, previa approvazione degli stessi in Consiglio comunale, trasmettere nuovamente la suddetta documentazione alla Regione, per la conclusione della verifica di coerenza».
Una interpretazione che Palazzo Ducale ha immediatamente rimandato al mittente, rivendicando la natura di semplice adeguamento normativo nelle norme attuative e invitando la Regione a limitare ad esse i rilievi. Una questione di non poco conto che, se non risolta amichevolmente, rischia di finire in tribunale, e di imballare definitivamente i sogni di ripresa urbanistica cittadina bloccando anche l’atteso piano del commercio.
Anche nel caso in cui la maxi richiesta della Regione venisse “ripulita” da tutti i problemi che riguardano il Puc i rilievi comunque restano, e sostanziali. Con l’amministrazione che tira un sospiro di sollievo per aver salvato il restyling delle zone a Predda Niedda («abbiamo evitato l’assalto alla diligenza», aveva detto Campus) ma deve incassare una serie di stop pesanti. Con tutto il sistema della riclassificazione di 272 sottozone (di cui 128 G1 prevalentemente lungo viale Porto Torres e nell’area periurbana) che viene messo in discussione, soprattutto nel passaggio giudicato troppo fluido da una funzione all’altra. Stop poi al “commercio di vicinato”, con il Comune che aveva deciso di ampliare la superficie di vendita concessa in zona A1 (il centro storico) da 100 a 500 metri quadri, e la Regione che ha risposto picche. Bocciata anche la riclassificazione di Chiesa e Villa S’Orsola, che l’amministrazione voleva trasformare in zona agricola (E1.b) e la Regione pretende rimanga storica (A1). Rilevati poi una serie di problemi cartografici, tavole e file mancanti, refusi di vario genere e peso.
Un lavoro immane, con Palazzo Ducale che spera di chiudere le «interlocuzioni» con Cagliari entro l’estate e portare le Nta ripulite in Consiglio come primo atto al rientro. Ma prima di ogni previsione c’è da capire quanto la Regione mollerà, o quanto chiederà di andare a fondo, cambiando un piano che non ha mai avuto né attuazione né pace.
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