Sanità al tracollo al Segni e in Logudoro e Goceano

A Ozieri la commissione consiliare chiede un incontro urgente al commissario Ats Mancano medici, infermieri e Oss: a rischio di chiusura reparti e ambulatori 

OZIERI. Sono tanti i problemi dell’ospedale Segni e del sistema sanitario del Logudoro e del Goceano, messe nero su bianco nei giorni scorsi dalla commissione consiliare Politiche Sociali del Comune di Ozieri, riunitasi alla presenza dei rappresentanti territoriali dei sindacati Cgil e Cisl, anche in rappresentanza della Uil, e del consigliere regionale Nico Mundula, componente della commissione regionale Sanità.

La commissione ha approvato un ordine del giorno nel quale elenca una serie di emergenze e chiede un incontro urgente con il commissario Ares-Ats Massimo Temussi per discuterne. Nei prossimi giorni il discorso sarà allargato alla commissione distrettuale, che comprende i sindaci del Logudoro e del Goceano, che aggiungerà al già lungo elenco di emergenze presente nel documento di Ozieri, a cominciare da quelle riguardanti il Poliambulatorio di Bono.

Bono che viene citata già nel documento ozierese, poiché qui – come a Thiesi – vi è una grave carenza di personale nel Centro dialisi) che vede molto vicina la chiusura. Mancano a tutti i livelli medici, infermieri e Oss. La conseguenza è che molte strutture sia semplici che complesse sono prive di primario; che il servizio di Nefrologia e Dialisi, già ridimensionato, rischia di essere drasticamente ridotto («le due dottoresse assegnate per l’emergenza il 30 di giugno potrebbero essere ricollocate nei reparti di provenienza»); dal 1° luglio sarà interrotto il servizio di Odontoiatria, unico nell’intero Nord Sardegna; ben 5 medici, 3 di Medicina e due di Radiologia, a vario titolo, andranno a prestare servizio all’ Aou di Sassari senza garanzie sulle immediate sostituzioni; la struttura complessa di Neurologia è senza primario, e il facente funzioni non effettua più visite ambulatoriali esterne e potrebbe ridurre ulteriormente le proprie prestazioni; prosegue la atavica carenza assoluta di cardiologi; al Centro Trasfusionale mancano all’appello due biologi e un genetista ed entro giugno andranno via due tecnici, e rischia la chiusura il centro di Citogenetica.

Venendo al resto del personale, a oggi mancano nel presidio Segni 12 infermieri, 14 Oss e 2 tecnici della riabilitazione, ma i problemi riguardano anche le strutture. Come il servizio di Endoscopia digestiva, sospeso a causa della strumentazione danneggiata e mai sostituita, e la nuova struttura di sub intensiva, «completamente allestita anche con i proventi delle offerte dei cittadini ma in attesa dell’accreditamento il cui iter risulta giacere negli uffici dell’assessorato regionale»- Problemi anche per le cure domiciliari, affidate in appalto a una cooperativa, che «sono in un momento di grande crisi per la difficoltà di reperire personale infermieristico» e per le carenze di medici di base e pediatri di libera scelta. Infine il Centro di salute mentale, che «ormai non garantisce la cura, l’assistenza e la riabilitazione alle persone fragili o anziane». E’ necessario – è detto nell’ordine del giorno – «sostenere le istanze del territorio per garantire il mantenimento dei livelli minimi di assistenza alle comunità».

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