«Riviera di Sorso: alloggi abusivi»

Il Consiglio di Stato conferma le sentenze del Tar sull’albergo frazionato in 120 appartamenti 

SORSO. Quella della Riviera di Sorso avrebbe dovuto essere solo e soltanto una Residenza turistica alberghiera (Rta). E quindi lo spezzatino di appartamenti realizzati oltre trent’anni fa sono abusivi. Lo ha deciso nei giorni scorsi il Consiglio di Stato, confermando dodici sentenze del Tar emesse negli ultimi anni relativamente ad altrettanti privati, quasi tutti sassaresi, che nel tempo hanno comprato casa e invece si sono ritrovati in mano un pezzo di un albergo.

La storia. Il complesso fu realizzato dalla società Centro residenziale commerciale (Crc), che ottenne la prima concessione edilizia del residence nel 1981 e negli successivi frazionò gli immobili per venderli al miglior offerente. E così, quella che doveva essere una mega struttura ricettiva finì spezzettata su circa 120 distinte proprietà. La Procura di Sassari aprì un’inchiesta dove venne ricostruita la storia grazie alle denunce dei proprietari e anche alle indagini minuziose effettuate dai carabinieri di Sorso. La vicenda giudiziaria era partita in tempi relativamente recenti rispetto all’epoca in cui si sarebbero consumati i reati, come quello di lottizzazione abusiva. E anche per questo motivo la cosa si è chiusa definitivamente con la prescrizione. Ma l’abuso non si prescrive per natura, e quindi la Procura aveva indicato al Comune di Sorso di buttare l’occhio in quella per oltre trent’anni era stata terra di nessuno.

Le sentenze. La tagliola del Comune ha cominciato a volteggiare tra il 2014 e 2016: circa 120 ordinanze di ripristino dello stato dei luoghi che sono state notificate ad altrettanti proprietari degli immobili dichiarati abusivi. Quaranta degli oltre cento casi registrati nel residence sono finiti sul tavolo della giustizia amministrativa. E il Comune, che per gestire l’annosa questione si era rivolto agli avvocati Enrico Pintus e Annalena Esposito. Negli ultimi anni il Tar ha confermato gli abusi, dicendo che la destinazione d’uso originaria degli immobili è quello di albergo e non di residenza. Dodici di quelle sentenze sono state confermate nei giorni scorsi dal Consiglio di Stato. Confisca a un passo. La partita in sede amministrativa si è chiusa con l’appello davanti al Consiglio di Stato. Questo significa che le ordinanze di ripristino dello stato dei luoghi disposte dall’amministrazione comunale hanno la strada spianata. A fronte delle solide certezze messe nero su bianco dai giudici, però, si apre ora una partita sui passi successivi molto incerta. In pratica ora gli immobili sono a un millimetro da passare nelle mani del Comune, per effetto dell’acquisizione al patrimonio dell’ente disposta dalla legge nei casi di abusi edilizi. Mentre altri, cioè quelli per i quali i proprietari non hanno impugnato le ordinanze, sono già nella disponibilità dell’ente. L’amministrazione comunale deve quindi decidere cosa farne, di questi immobili. Anche perché gli inquilini che ci vivono dentro sono diventati tecnicamente degli occupanti abusivi.

Futuro incerto. Il ventaglio di soluzioni è veramente striminzito. Una potrebbe essere cominciare un pressing in Regione per ottenere una sorta di piano di risanamento, o recupero urbano che dir si voglia, sulla scorta di quello che è stato fatto negli anni in altri Comuni dell’isola. La seconda, invece, potrebbe essere un’iniziativa messa in campo direttamente dal privato, cioè dagli attuali proprietari. E cioè fare costituire una sorta di consorzio o condominio dove una maggioranza solida e ampia decida di costituire la famosa Rta abortita in passato per fare in modo che gli immobili vengano poi assegnati ai rispettivi proprietari. Questa strada è stata battuta molte volte in passato: tutti tentativi che però sono naufragati perché non hanno raccolto il sostegno adeguato in termini di voti in assemblea.

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