«Disturbi mentali, più servizi»

Il caso del Centro autismo Gena, l’Ats replica al Pd ma concorda sulla necessità di ampliare l’offerta 

SASSARI. Riabilitazione e assistenza da potenziare nel Nord Sardegna, per le persone affette da disturbi mentali. Non lo dicono solo operatori, esperti, sindacati, ma anche, il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Zona Nord dell’Ats augurandosi «che tutti i rappresentanti del territorio vogliano dare il proprio fattivo contributo: un aumento dell’offerta riabilitativa, nonché di quella socio assistenziale, disponibile nella provincia di Sassari a favore delle persone affette da disturbi mentali, compresi quelli dello spettro autistico, sarebbe di grande aiuto per migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari».

L’occasione per discuterne è stata data dall’allarme lanciato dall’Opera Gesù Nazareno in seguito alle dimissioni di 6 pazienti autistici richieste dal dipartimento Ats per una nuova valutazione della loro situazione. Un “taglio” che secondo la Gena, pregiudica la sussistenza del Centro per l’autismo che opera nella loro struttura.

Ai timori della Gena ha fatto seguito l’intervento del gruppo Pd in consiglio comunale per i quali il Centro, unico nella provincia, non può chiudere. E a questi ultimi risponde la Direzione del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Zona Nord, puntualizzando alcuni aspetti.

«La struttura privata accreditata aveva lo scorso anno e ha attualmente 5 posti letto contrattualizzati con Ats sui 12 complessivamente accreditati, per il trattamento riabilitativo delle persone affette da disturbi dello spettro autistico. Nel caso specifico nessuna riduzione è stata apportata all’occupazione dei posti letto contrattualizzati – affermano dall’Ats –. Vero è, invece, che, per provvedere ai loro bisogni di salute in prossimità dei rispettivi nuclei familiari, il Dipartimento ha inserito nella struttura ulteriori persone, provenienti da un’ altra struttura riabilitativa nella quale avevano già effettuato un percorso di durata pluriennale. Di queste persone il Dipartimento ha ora ritenuto necessario il trasferimento in una terza struttura, anch’essa ubicata nello stesso contesto urbano, in modo da consentire a nuovi utenti, giovani e giovanissimi, che ne hanno altrettanto diritto e che da tempo sono in lista d’attesa, di poter fruire di analoghe chance riabilitative».

Il Dipartimento ricorda inoltre che «come peraltro stabilito dalla Conferenza unificata Stato-Regioni e dalle normative regionali che ne sono derivate, anche per motivi di equità tra le persone che ne fruiscono, i trattamenti riabilitativi in ambito di salute mentale hanno una durata definita e non possono connotarsi come sistemazioni residenziali permanenti. Ciò non costituisce un vulnus alla continuità assistenziale. Tutt’altro, consente a un maggior numero di persone di accedere equamente ai servizi disponibili».

Il Dipartimento affronta anche il tema dell’Uonpia, sollevato dai consiglieri del Pd, specificando che «non è stata lesa la continuità assistenziale dal trasferimento nel complesso San Camillo di alcuni operatori della Neuropsichiatria infantile che precedentemente operavano in locali non idonei all’emergenza Covid-19».



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