«Nostra figlia ingannata e uccisa»

In aula la testimonianza dei genitori di Speranza Ponti, la 50enne trovata senza vita in un campo

SASSARI. «Speriamo che Dio faccia fare la stessa fine a lui. Quell’uomo ha rovinato mia figlia, l’ha ingannata e alla fine me l’ha anche ammazzata». Ha iniziato a parlare con un filo di voce, poi si è fatta forza e ha raccontato - sul banco dei testimoni, a pochi passi dall’imputato - quanto sua figlia Speranza fosse felice di essere tornata in Sardegna dopo tanti anni vissuti a Genova e che la sua scomparsa le apparve da subito inspiegabile.

Quella della madre della 50enne di Uri trovata senza vita in un campo alla periferia di Alghero a gennaio dello scorso anno, ieri mattina - davanti ai giudici della corte d’Assise - è stata una testimonianza lunga e faticosa, la seconda dopo quella del marito, nel processo per la morte della loro figlia Speranza Ponti.

Unico imputato, con l’accusa di omicidio e soppressione di cadavere, è il fidanzato Massimiliano Farci, 54 anni, originario di Assemini, rinchiuso nel carcere di Bancali dal 31 gennaio del 2020, quando indicò ai carabinieri il punto in cui - quasi due mesi prima - aveva nascosto il corpo senza vita di Speranza, coprendolo con dei tubi di alluminio. «Non l’ho uccisa - disse - l’ho trovata impiccata e ho portato il suo corpo in luogo che amava».

Durante la testimonianza Raimonda Delogu è stata più volta aiutata dal pubblico ministero Angelo Beccu a ricordare alcuni passaggi della vicenda, che la donna dopo un anno e mezzo di dolore aveva probabilmente rimosso o dimenticato. «Il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre del 2019 - ha detto ai giudici la madre di Speranza - io e mio marito partimmo da Uri e ci presentammo ad Alghero alla pizzeria di Massimiliano Farci con le paste per fare una sorpresa a nostra figlia che lavorava tutto il giorno. “Speranza non c’è più, se n’è andata” ci disse Farci che quando ci vide sbiancò e ci trattò in modo sbrigativo». Le indagini partirono una decina di giorni dopo, quando non avendo più notizie della figlia il padre di Speranza si presentò ai carabinieri di Alghero. Solo in caserma, dopo che per oltre una settimana Farci aveva provato a tranquillizzarli, i genitori della 50enne appresero che l’uomo per cui la figlia aveva lasciato il marito e un lavoro a Genova e si era trasferita nell’isola, stava scontando un ergastolo in regime di semilibertà per un delitto commesso nel 1999. «Il 12 dicembre, giorno del mio compleanno e il 27 dicembre per i 50 anni di matrimonio con mio marito - ha detto ai giudici Raimonda Delogu - Speranza ci invitò a festeggiare tutti insieme in pizzeria. Sembrava felice, non crediamo che abbia deciso di togliersi la vita, come non credemmo che fosse partita senza dirci niente». Dopo di lei il racconto della sorella di Speranza, dell’ex marito con cui la donna era ancora in contatto e di un’amica di Alghero con cui la 50enne si confidava. Nessuno di lro, come i genitori, ha mai creduto a un possibile gesto estremo della donna. Prossima udienza il 4 ottobre.

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