Notaio perseguitato dal cugino: «Ha esagerato»

In aula Andrea Porqueddu: «Io risolvevo i suoi guai e lui mi minacciava di morte. Non ritiro la querela»

SASSARI. «Io risolvevo i suoi guai e lui anziché ringraziarmi mi minacciava di morte e mi diffamava. Veniva in studio con la fidanzata e mi pressava. Ha superato il limite e se siamo qui in un’aula di tribunale è solo perché lui ha esagerato».

A parlare in aula davanti al giudice Elena Meloni – chiamato a testimoniare come parte offesa – è il notaio di Sassari Andrea Porqueddu. Ieri mattina il professionista, rispondendo alle domande del pm Antonio Piras, ha raccontato il «clima pesante» che lui e la sua famiglia sarebbero stati costretti a vivere per via dei contrasti con il proprio cugino – l’imputato Antonio Porqueddu – legati alla gestione (secondo il n notaio “dissennata”) del consistente patrimonio familiare.

I conflitti a un certo punto erano diventati insostenibili. Antonio Porqueddu avrebbe minacciato e perseguitato con inseguimenti e minacce il cugino notaio e quest’ultimo, probabilmente esasperato, aveva presentato una denuncia, in particolare dopo che le minacce di morte nei suoi confronti erano state rese pubbliche dal cugino su Facebook. «Un amico mi aveva girato anche un audio» ha detto ieri il professionista che, sentendosi vittima di atti persecutori, aveva deciso di prendere provvedimenti.

In una prima fase investigativa il giudice per le indagini preliminari aveva disposto nei confronti di Antonio il divieto di avvicinamento al cugino e pare che proprio per via della violazione di questa misura sia arrivata quella successiva, ovvero l’arresto chiesto dal pubblico ministero Ermanno Cattaneo e disposto dal gip Carmela Rita Serra. Sono passati quattro mesi e l’imputato si trova ancora ai domiciliari in un hotel di Sassari. Ieri il suo avvocato Giuseppe Lepori ha chiesto la scarcerazione: «Il mio assistito non dispone di denaro e gli albergatori non sono più disposti a ospitarlo. Se gli arresti potessero essere sostituiti con un’altra misura avrebbe la possibilità di tornare a lavorare». Il giudice si è riservato.

«Ero l’ultimo a cui avrebbe dovuto fare guerra – ha spiegato il notaio – casomai doveva farla a chi ha approfittato di lui, ai falsi amici. A quest’ora avrebbe avuto 5 milioni di euro in cassaforte. Non mi ha mai chiesto scusa e oggi, qui, avrei rimesso la querela se lo avesse fatto, invece continua ancora a diffamarmi e a dire in giro che sono un ladro e un pessimo professionista. E allora non torno indietro». (na.co.)

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