Cossoine tomba dei giganti liberata da rovi e arbusti

Il sito megalitico di “Su Columbalzu” rivede la luce dopo anni di abbandono Tutto grazie ai ragazzi del Cantiere Verde e all’archeologa Mariangela Cau

COSSOINE. Ha rivisto la luce dopo anni di abbandono, grazie al lavoro dei ragazzi del “Cantiere verde” del Comune di Cossoine, la tomba di giganti de “Su Columbalzu”, o anche “Sas Presones”, posta a ovest del paese, ai piedi del monte “Sa Costa di Cossoine”, definita dagli esperti «un complesso megalitico eccezionale». Per un paio di settimane, con la supervisione dell’Ufficio tecnico del Comune e dell’archeologa ed esperta del territorio Mariangela Cau, i giovani hanno eliminato i rovi e gli arbusti che coprivano il monumento, ripristinandone almeno in parte la visibilità e la fruibilità. Il lavoro di intercettazione del sito e il sopralluogo era avvenuto già qualche tempo fa, grazie all’intervento di Nadia Canu, responsabile dell'area funzionale “Educazione e Ricerca” della Soprintendenza per i Beni archeologici di Sassari e Nuoro, nonché responsabile per le concessioni di scavo.

La tomba è posta poco lontano dai nuraghi Alvu a est e Pinnadu a ovest, con cui si ritiene potrebbe essere in diretta relazione. «Si tratta di una tomba di tipo dolmenico – precisa Mariangela Cau – con corridoio funerario a filari e copertura a lastre piatte, interamente realizzata in roccia trachitica. Il periodo di costruzione – aggiunge l’archeologa cossoinese - si può far risalire al Bronzo medio (XVIII-XVI a.C), dato comunque da confermare solo in seguito ad uno scavo archeologico”. Alcune caratteristiche architettoniche renderebbero questo monumento dell’età nuragica assai singolare, in particolare il rivestimento della parte esterna della camera funeraria, e le lastre di copertura, tre delle quali rimaste in posizione, e fra di esse, una di dimensioni davvero notevoli: 4,60 metri di lunghezza, che, sempre secondo Mariangela Cau, «rappresenta una vera eccezione per questo tipo di monumenti».

Lo spazio semicircolare che si trova nella zona dell’ingresso della tomba risulta discretamente conservato. Sul posto si trovano ancora anche due piccoli menhir. L’ingresso invece è completamente chiuso da un imponente crollo. Nelle immediate vicinanze del sepolcro, altri menhir o betili, alcuni dei quali riversi al suolo, fanno immaginare una vasta area sacra destinata, può essere, allo svolgimento di funzioni di culto in onore dei defunti o delle divinità. Della tomba aveva parlato qualche mese fa Peppino Nurra, nel gruppo facebook “Ricordi di Cossoine”, indicando anche la modalità per raggiungerla.

Mario Bonu

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