Un giardino che racconta quattro secoli di storia

Domani a San Paolo la presentazione del libro di Piero Atzori “Sassari, il Carmine e gli Angioyani”

SASSARI. Sassari, il Carmine e gli Angioyani. Per un giardino che racconti quattro secoli di Storia. È un libro di incredibile ricchezza quello che Piero Atzori presenterà domani pomeriggio alle 18 nella parrocchia di San Paolo in via Besta, dialogando con Giuseppe Doneddu. Ambientato in un luogo crocevia di storie, dimenticate o volutamente cancellate dalla memoria. Era detto una volta Caìmini di Fora, poi Carmine Vecchio, poi contrada Rizzeddu. Oggi, persa la memoria, esso rappresenta solo una propaggine anonima del quartiere san Giuseppe, definita “area Meridda”, nome che non ne rappresenta affatto la storia.

Il libro parte dall’ex Orto botanico di Rizzeddu (1903-1928) e, in particolare, dalla serra Buscalioni, meritevole di tutela e di valorizzazione. Il muro con nicchia di Madonna sul quale il Buscalioni addossò la serra si è rivelato essere un residuo del seicentesco convento del Carmine extra muros (1612-1765), di cui riporta varie notizie Enrico Costa. Così, procedendo a ritroso, fino agli inizi del Seicento, è iniziata la ricerca di Atzori sul convento. L’intento era quello di scoprire significati per il Giardino pubblico previsto nel Piano urbanistico in area Meridda, tra via Paoli e via Deffenu, chiesto a gran voce da migliaia di residenti, che per proteggere e valorizzare l’area hanno fatto una lunga battaglia. Poi la curiosità e la passione per la ricerca hanno aperto altre prospettive.

Rimeditando le parole del Costa, che ripetutamente indica il Carmine Vecchio come il luogo dove si trovavano le forche ordinarie di Sassari, il lavoro è ripreso. Dopo l’Orto botanico novecentesco e il convento seicentesco si è aperto il ricco capitolo sul periodo angioyano di fine Settecento-inizi Ottocento.

Sono così emersi tratti importanti e inediti di storia negata. Storia tragica, di vinti. Compaiono, per citarne alcuni, i Mundula, Cosimo Auleri, i Sotgia Mundula, Baingio Fadda, il primo dei martiri angioyani, Antonio Maria Carta, i Petretto, i Devilla, i Sini di Banari, il grande Francesco Cillocco. Personaggi dei quali molti non hanno mai ricevuto considerazione e onore. Quattro secoli di storia, spesso dimenticata, un giardino da salvare, un libro da leggere. (g.bua)

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