Thiesi, un tour dove nasceva il gelato

Escursionisti nel Meilogu a caccia delle “nieras” usate per preparare il ghiaccio

THIESI. Proseguono le scoperte condotte nel territorio del Meilogu dal gruppo di escursionisti guidati dagli esperti Tino Manconi, Giammario Demartis e Vincenzo Porcu. Questa volta al centro degli studi ci sono le antiche costruzioni, “nieras” o neviere, un tempo utilizzate per la raccolta della neve.

Può capitare nei nostri paesi di collina o montagna di sentire il toponimo “Sa Niera”. Gli anziani le hanno viste in funzione o ne hanno sentito parlare. Si tratta di costruzioni, più o meno cilindriche, in buona parte interrate, utilizzate sino ai primi decenni del Novecento per conservare la neve e farla diventare ghiaccio, col quale poi veniva preparato una sorta di sorbetto artigianale: “sa carapigna” tanto amato da adulti e piccini. Ai primi del ’900 la neve estratta, inoltre, veniva utilizzata anche per la conservazione dei cibi e per usi sanitari. A Thiesi, gli esperti ne hanno riscontrato due: una nel monte Pelau e una in località Priestinu, sotto sa Tanca de santu ‘Ainzu, indice di una vasta produzione, probabilmente, diretta al commercio locale. «In qualsiasi paese era facile incontrare un venditore di carapigna – spiega Demartis – bastava un asinello, dove caricare la poca attrezzatura, un piccolo tavolino per mescita, una bacinella con dell’acqua posta sotto il tavolino, una tenda per riparare il ghiaccio dal sole, già opportunamente protetto da sacchi di juta e strati di paglia».

Alcune testimonianze raccontano che nel piccolo centro del Meilogu il primo ghiaccio per preparare “sa carapigna”veniva raccolto il 19 marzo, in occasione della festa di san Giuseppe. «L’uso del ghiaccio di neviera era piuttosto ampio – spiega Porcu –, dalla conservazione degli alimenti facilmente deperibili, alla cura di pazienti con febbre alta. Si ritiene che la conservazione della neve sia iniziata in tempi lontanissimi, sin dalla preistoria, utilizzando spaccature naturali che avevano dimostrato di essere delle ottime neviere.

Le prime civiltà iniziarono la costruzione di edifici in muratura adatti alla conservazione ma furono i romani a diffondere la costruzione di neviere in quanto si dimostrarono subito grandi consumatori di ghiaccio. La raccolta avveniva ad ogni nevicata, - spiega Manconi –, la neve veniva trasportata con cesti e contenitori vari all’interno della neviera; i vari strati di neve venivano protetti con paglia e terra».

Sebbene oggi la preparazione della carapigna si conservi soltanto nella montagna di Aritzo non si esclude che in passato le neviere come quelle di Thiesi fossero abbastanza diffuse anche nelle zone collinari dell’isola.

Daniela Deriu

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