«Santa Maria di Pisa quartiere dimenticato»

Il racconto di Saturnina Tanda, da 40 anni farmacista in via Leoncavallo «Noi avamposto in un luogo senza servizi ma carico di energia e possibilità»

SASSARI. Era il 1976 quando Saturnina Tanda ha aperto la sua farmacia di via Leoncavallo. Lo stesso anno della «deportazione». «Non so come altro chiamarla – racconta –. So solo che tutti i poveri e i senza casa di Monte Lepre venivano trasferiti qui. In quello che sarebbe diventato il famigerato “serpentone”, in quello che sarebbe diventato per tutti il Bronx». Siamo nel cuore di Santa Maria di Pisa, quartiere complesso e dimenticato. Quasi seimila residenti e nemmeno un medico di famiglia. «Non accettano l’incarico – dice sconsolata la farmacista –. Anche per loro questo è un ghetto».

Non per lei, che con la sua farmacia è diventata un punto di riferimento per decine di famiglie, collettore di una voglia di rinascita, che va avanti lenta ma costante. E che ora ha dato in uso gratuito ad Emergency un locale vicino al suo, per aprire uno sportello socio-sanitario con ambulatorio infermieristico. Un luogo dove si potranno fare iniezioni, medicazioni, bendaggi, orientamento nella gestione di terapie croniche ed educazione sanitaria. «Un posto di ascolto – spiega Saturnina Tanda – dove recuperare la fiducia in uno Stato assente. E rientrare nei canali ufficiali dei servizi sanitari, sociali. Per potere accedere a quello di cui si ha diritto, senza paura».

Perché il problema vero dello “stigma” di essere residenti di questo quartiere è proprio la convinzione che nessuno sia disposto ad aiutarti. «La gente non ha la minima idea di quante risorse abbia questa parte di città sempre ai margini e sempre più dimenticata – attacca la farmacista –. Il valore aggiunto di Santa Maria di Pisa sono proprio gli abitanti, la loro dignità, la forza solidale e soprattutto la loro profonda voglia di riscatto». Voglia di riscatto che ha trovato casa tra le mura della farmacia di via Leoncavallo. «I miei collaboratori – scherza Saturnina Tanda – mi chiedono se lavorano in una farmacia o in un Caf. Perché qui noi stampiamo ricette, certificati, green pass. Facciamo cambi di medico, di pediatra, iscrizioni, diamo supporto in ogni azione che richieda l’uso di telefonini, computer, pec, spid. Tutto gratis, tutto senza chiedere altro che fiducia. Che il quartiere ci riconosce e che noi non vogliamo tradire».

Una critica nemmeno tanto velata ai: «Politici che si vedono solo durante le elezioni e poi spariscono assieme alle loro promesse». Un luogo che aveva bisogno di «una associazione come Emergency – spiega Tanda motivando la sua scelta di cedere gratuitamente i suoi locali –. Perché anche loro hanno lo stesso approcio, aiutano senza chiedere. E nel mentre prendono nota, mappano i bisogni e le necessità, li comunicano a chi di dovere, per aiutarli a riflettere». Una collaborazione quella con l’associazione di Gino Strada iniziata nel 2019, con gli operatori e i volontari della Onlus che aprono uno sportello di consulenza e in due anni (e nonostante il Covid) ricevono 194 persone, con 565 consulenze di orientamento. Abbastanza per convincere Emergency, in collaborazione con il Comune e la dottoressa Tanda, a rilanciare, e aprire anche insieme allo sportello un ambulatorio infermieristico. «Riprendere a curarsi è il primo passo – spiega Tanda – ma putroppo ormai è diventata una cosa per ricchi. Anche un semplice ciclo di iniezioni può costare un centinaio di euro, è chiaro che ci sono famiglie che finiscono semplicemente per non farlo. Noi abbiamo sempre fatto l’impossibile, ma avevamo bisogno di aiuto. Ed Emergency ha risposto presente».



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