L’Uniss scende in campo per salvare l’antico orto

L’Ateneo al fianco delle associazioni che chiedono la riqualificazione dell’area

SASSARI. Dopo avere messo a disposizione per anni teste e archivi, l’università di Sassari decide di metterci faccia e peso politico, e di tentare di dare l’ultima indispensabile scossa al progetto di salvaguardia e riqualificazione urbana dell’area dell’ex Orto Botanico di Rizzeddu, che un agguerrito gruppo di associazioni di cittadini porta avanti da anni per trasformarla in un “parco della memoria”.

Progetto che, per decollare, ha bisogno di due indispensabili passi: l’acquisizione dell’area (di proprietà di un costruttore) da parte del Comune e l’apposizione del vincolo monumentale da parte della Soprintendenza. Due firme attese, dovute e anche, almeno a parole, volute, che però aspettano da anni di essere poste.

A chiederle a gran voce ora c’è anche l’Ateneo, con il rettore Gavino Mariotti che ha dato il via libera alla costituzione di un comitato tecnico scientifico formato da docenti di Uniss e componenti del comitato Ambiente Sassari che firmi un protocollo di intesa al fine «di portare a compimento l’iniziativa».

A darne conferma il prorettore vicario Andrea Fausto Piana e la prorettrice ai rapporti con il Territorio, Antonietta Mazzette, presenti ieri mattina in sala Milella insieme al presidente del Comitato Ambiente Sassari, Giuseppe Porcellana, a Piero Atzori, presidente del Comitato di quartiere di San Giuseppe, e Giuseppe Losito del Comitato di quartiere di Monserrato.

«Abbiamo fin dal primo momento messo a disposizione competenze e documentazione per questa encomiabile iniziativa – hanno spiegato i due prorettori – e ora appoggiamo con ancora maggiore convinzione un progetto che unisce memoria storica e sostenibilità ambientale. Con una fondamentale attività di riqualificazione urbana nella quale l’Ateneo si sente assolutamente partecipe e vuole essere protagonista, come motore di cambiamento culturale. Contribuendo in termini di conoscenza e di innovazione sociale, ma anche in termini di cultura dello sviluppo sostenibile e di miglioramento della qualità della vita».

Una discesa in campo importante, anche perché il tempo stringe. Nei circa 4mila metri quadrati tra via Paoli e via Repubblica Romana, crocevia di quattro secoli di storie, inestimabili monumenti vanno incontro a un pericoloso degrado, che potrebbe diventare irreversibile. Nella zona che fu Caìmini di Fora, Carmine Vecchio, contrada Rizzeddu, e che ora viene indicata con un anonimo “zona Meridda”, si trova infatti ciò che rimane della storica serra Buscalioni, parte dell’ex Orto botanico di via Paoli, ma anche un vecchio muro seicentesco con una nicchia di Madonna, protetto da una grande quercia e ultimo segno del leggendario convento del Carmine extra muros. Ma non solo: il Carmine Vecchio, come ha certificato lo storico Piero Atzori in un libro di incredibile ricchezza recentemente pubblicato, è anche il luogo dove si trovavano le forche ordinarie di Sassari e dove trovarono la morte i martiri angioyani tra la fine del settecento e gli inizi dell’ottocento. Abbastanza per convincere l’Ateneo a un passo ufficiale, che ben si sposa con un appoggio al gruppo di residenti e associazioni cittadine (su tutte il Comitato Ambiente Sassari e il comitato di quartiere di San Giuseppe) che va avanti almeno dal 2008, quando si ottenne di cambiare la destinazione dell'area nel Puc riportandola a uso pubblico, e si partì con il percorso che portò nel 2019 alla delibera di indirizzo della giunta comunale che accoglieva il progetto preliminare del nuovo parco donato dalle associazioni. Un percorso innovativo, di urbanistica partecipata, «che deve portare – ha spiegato Giuseppe Porcellana – all’acquisizione dell’area al patrimonio pubblico e all’apposizione del vincolo di tutela, passi indispensabili per arrivare alla creazione di un parco che colmerebbe la lacuna di verde in una zona densamente edificata e le restituirebbe la sua importanza e centralità storica e culturale».

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