La Nuova Sardegna

Sassari

«Violentata da un amico di famiglia»

di Luca Fiori
«Violentata da un amico di famiglia»

L’imputato era stato assolto dal gup ma la presunta vittima ha ribadito le accuse davanti ai giudici di secondo grado

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SASSARI. «Avevo solo quattordici anni quando sono stata costretta a subire abusi da parte di quell’uomo che io e i miei genitori consideravamo un amico di famiglia».

Ha confermato le accuse davanti ai giudici della corte d’appello, presieduta da Salvatore Marinaro, la ragazza sassarese (oggi poco più che ventenne) che qualche anno fa aveva raccontato prima alla polizia e poi durante il processo di primo grado davanti al gup, di essere stata molestata sessualmente da un imprenditore sassarese di 55 anni.

In aula a sostenere l’accusa contro l’uomo, che in primo grado era stato assolto, era presente anche il pubblico ministero Mario Leo. Il magistrato ha chiesto infatti di essere applicato per questo procedimento alla corte d’appello, svolgendo la funzione di procuratore generale.

Cinque anni fa proprio il pm Leo aveva sollecitato per l’uomo una condanna a cinque anni di carcere. Ma il giudice dell’udienza preliminare Carmela Rita Serra non aveva ritenuto credibili le accuse e per l’imprenditore era arrivata un’assoluzione: «perché il fatto non sussiste» aveva sentenziato il gup.

L’uomo era finito a processo nel 2014 dopo la denuncia presentata dai genitori della ragazzina, all’epoca dei fatti 14enne, e il pubblico ministero Mario Leo, ritenendola attendibile aveva chiesto la condanna.

Il giudice aveva invece accolto la tesi difensiva dell’avvocato Paola Milia e scagionato l’imputato da quell’accusa infamante.

Gli episodi di presunta violenza che erano stati contestati al 55enne risalirebbero agli anni tra il 2012 e il 2014. La ragazzina si era confidata con la sua insegnante alla quale aveva raccontato che quell’uomo - amico di famiglia - l’aveva molestata. Aveva descritto i comportamenti che avrebbe avuto nei suoi confronti, in particolare baci, tentativi di toccarla nelle parti intime.

L’insegnante allarmata aveva immediatamente contattato i genitori della studentessa ai quali aveva raccontato le confidenze ricevute dalla ragazza.

Un choc, considerato che quell’uomo era un amico, una persona di fiducia che mai aveva destato sospetti. I due genitori avevano creduto alla figlia e, dopo la denuncia, il caso era approdato in tribunale con un’imputazione - per l’imprenditore - molto pesante.

Sin dal principio l’uomo ha respinto le accuse: «Non ho mai toccato in vita mia questa ragazza» aveva ripetuto durante le indagini e poi in aula. I genitori della giovane si erano costituiti parte civile con l’avvocata Chiara Maninchedda e al termine del processo di primo grado chiesto un risarcimento simbolico di 150 euro.

Davanti al gup l’avvocata Milia era riuscita a smontare le accuse, sostenendo che il racconto della ragazzina fosse frutto di fantasia e che non fosse supportato da alcuna prova. A fine novembre prossima udienza davanti ai giudici di secondo grado che dovranno stabilire da che parte stia la verità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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