Allena: «Riconosciuto un diritto»

L’avvocato del Comitato: «Oltre al danno rimborso anche di metà quota fissa»

SASSARI. La sentenza del Tribunale di Cagliari, seppur parziale, sancisce alcuni punti interessanti. Il primo è la quantificazione del danno subito da chi non ha acqua potabile: 0,315 centesimi al giorno per ogni componente della famiglia che si serve dell’utenza, che corrisponde al costo medio dell’acqua potabile giornalmente consumata da una persona. Poi mette le mani in un “totem” degli erogatori di servizi: i costi fissi.

Il giudice ha infatti stabilito che, durante i periodi di acqua non potabile, metà di questa quota andrà rimborsata. «E questa – continua Allena – è una grande vittoria e una unicità della causa del Comitato rispetto all’azione di Adiconsum. Che stabilisce che se il servizio non è idoneo anche la quota fissa deve calare». Di contro però il tribunale ha ritenuto prescritti i crediti risarcitori per inadempimenti i 26 mesi antecedenti alla data della citazione per i proponenti e dell’adesione per gli aderenti. Chi ha aderito alla Class Action nel 2018 insomma non potrà avere risarcimenti per periodi antecedenti al 2016. «E su questo faremo appello – spiega Allena – perché per noi la prescrizione non è di 2 ma di 5 anni, visto che l’acqua non è un prodotto venduto ma un servizio erogato. E perché il ritardo delle adesioni deriva da un sistema farraginoso, che ha dato il via libera a una Class Action proposta nel 2015 solo nel 2017». La corte infine ha anche cassato la domanda dei «danni conseguenti all’inadempimento», Abbanoa dovrà ripagare l’acqua che teoricamente ogni utente ha dovuto acquistare al posto di quella non potabile, ma non gli ulteriori disagi derivanti dall’acquisto. (g,bua)

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