Boxe, lotta, judo e volley senza casa
La drammatica carenza di spazi sta spingendo molte società a “emigrare”
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SASSARI. La drammatica carenza di impianti sportivi pubblici, esplosa definitivamente con la chiusura del Palaserradimigni, costa un prezzo altissimo allo sport cittadino. A iniziare dalle discipline cosiddette minori, che minori sono solo per il numero dei praticanti ma dietro hanno dietro grandi storie, di impegno, successo, sportivo e sociale. Parliamo della boxe, della lotta, del judo. Tre fiori all’occhiello dello sport cittadino, che rischiano di appassire.
L’ultima clamorosa storia dei campioni senza casa, costretti ad allenarsi in campagne, cortili, angoli di palestre di altre discipline, prestati da amici, e poi da lì a saltare sopra ring e tatami per combattere, spesso vincendo, per titoli italiani, europei, qualificazioni olimpiche, riguarda Domenico Mura, fondatore nel 2012 insieme alla moglie Daniela della omonima Boxing Club. Che ha deciso di emigrare a Uri per allenare il suo gioiello Federico Serra.
Una delle tante storie di spazi negati, che si estende anche a sport che minori davvero non sono. Come la pallavolo che, clamorosamente, non ha un impianto cittadino dedicato nonostante , solo nella città di Sassari, coinvolga più di 1900 tesserati in otto società, che diventano 3120 nel nord dell’Isola e 3796 se si considerano tecnici e dirigenti.
Il ruolo di sport più praticato dell’Isola, e l’anno d’oro che il volley ha vissuto a livello internazionale facendo ulteriormente lievitare la richiesta di partecipazione, non è però servito a mettere al riparo atlete e atleti, con il movimento cittadino che rischia un altro anno di panchina dopo il terribile 2020 di pandemia. Due istituti comprensivi cittadini infatti, intimoriti dal covid, hanno negato le loro palestre per l’uso pomeridiano, e le società sono costrette a spartirsi l’unico spazio rimasto per disputare i campionati, oppure, come i pugili di Mura, ad emigrare in paesi limitrofi, che li accolgono a braccia aperte, e che sembrano avere molti meno problemi a trovare lo spazio dove far allenare i propri presenti o futuri campioni.
L’ultima clamorosa storia dei campioni senza casa, costretti ad allenarsi in campagne, cortili, angoli di palestre di altre discipline, prestati da amici, e poi da lì a saltare sopra ring e tatami per combattere, spesso vincendo, per titoli italiani, europei, qualificazioni olimpiche, riguarda Domenico Mura, fondatore nel 2012 insieme alla moglie Daniela della omonima Boxing Club. Che ha deciso di emigrare a Uri per allenare il suo gioiello Federico Serra.
Una delle tante storie di spazi negati, che si estende anche a sport che minori davvero non sono. Come la pallavolo che, clamorosamente, non ha un impianto cittadino dedicato nonostante , solo nella città di Sassari, coinvolga più di 1900 tesserati in otto società, che diventano 3120 nel nord dell’Isola e 3796 se si considerano tecnici e dirigenti.
Il ruolo di sport più praticato dell’Isola, e l’anno d’oro che il volley ha vissuto a livello internazionale facendo ulteriormente lievitare la richiesta di partecipazione, non è però servito a mettere al riparo atlete e atleti, con il movimento cittadino che rischia un altro anno di panchina dopo il terribile 2020 di pandemia. Due istituti comprensivi cittadini infatti, intimoriti dal covid, hanno negato le loro palestre per l’uso pomeridiano, e le società sono costrette a spartirsi l’unico spazio rimasto per disputare i campionati, oppure, come i pugili di Mura, ad emigrare in paesi limitrofi, che li accolgono a braccia aperte, e che sembrano avere molti meno problemi a trovare lo spazio dove far allenare i propri presenti o futuri campioni.
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