L’archivio in limba va sotto tutela

La Soprintendenza attesta il particolare interesse storico dei preziosi fascicoli del Premio Ozieri

OZIERI. È stata accolta con grande entusiasmo la dichiarazione giunta nei giorni scorsi dalla Direzione Generale Archivi della Soprintendenza Archivistica della Sardegna con la quale si attesta “l’interesse storico particolarmente importante” dell’archivio del Premio Ozieri, conservato nel Centro di documentazione della Letteratura Sarda intitolato a “Tonino Ledda”. Il fondatore, nel 1956, pur lungimirante per aver costruito un impianto per difendere e valorizzare “sa limba” forse non avrebbe creduto che si potesse arrivare ad un tale risultato ma il grande lavoro di conservazione e catalogazione dei documenti – 277 fascicoli riferiti a tutte le annate dall’inizio del Premio – frutto del grande lavoro dell’archivista Floriana Me e dell’apporto di tutti i soci dell’associazione, costituisce oggi, con il riconoscimento ministeriale, il più ricco e prezioso patrimonio della lingua sarda che potrà essere messo a disposizione per ricerche e approfondimenti.

L’entusiasmo espresso da Dino Manca, presidente della giuria dell’Ozieri, professore di Linguistica e filologia italiana e di Letteratura e filologia della Sardegna all’università di Sassari, è tangibile. «È il riconoscimento storico della centralità non solo dell’archivio in quanto testimonianza della produzione letteraria in lingua sarda, che ne attesta l'evoluzione sia dal punto di vista linguistico che socio-culturale, ma dello stesso Premio Ozieri. Si dovrà lavorare, a partire da questo storico riconoscimento, per la valorizzazione delle lingue e delle culture della Sardegna in accordo con le scuole, le Università e i centri di ricerca».

Sugli sviluppi futuri del Premio, in relazione anche ad un mondo che è cambiato molto velocemente dal 1956 ad oggi: «Il Premio deve cambiare ripensando forme, contenuti, linguaggi, interlocutori – continua Manca –. Si dovrà aprire alla società, al mondo della comunicazione, del teatro, della musica, del cinema, del fumetto, delle nuove arti e sintonizzarsi con i codici, i canali e i nuovi contesti comunicativi. Deve ritornare a essere il premio nazionale della Sardegna e il centro della sua storia culturale e linguistica». Un premio depositario e custode della lingua sarda, che potrebbe diventare centro nevralgico di rilancio per l’uso scritto e parlato. «La letteratura è per la scrittura modellizzante – spiega Manca –. Lavoreremo per ricostruire, grazie al linguaggio poetico, quella attrazione legittimante, non prescindendo dal prezioso lavoro che fino a ora è stato già fatto».

Sulla tutela della lingua: «Bisogna iniziare a ripensare la ratio studiorum del sistema formativo sardo – sottolinea Manca – nella scuola e nell’Università. Una nuova impostazione interpretativa in grado di apprezzare, nello spazio geografico, le differenze e le distinzioni territoriali, storiche e linguistiche. Con lo studio del sardo negli ambienti scolastici che è doveroso. Una scuola avulsa dal contesto in cui opera, viene meno a uno dei suoi compiti prioritari. Il sardo deve poter stare alla pari con le altre lingue insegnate. Tuttavia non parlerei solo di lingua e di lingue, ma anche di linguaggi (letterari, artistici, musicali, teatrali, cinematografici). Ricordo che da quest’anno è attivo presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Uniss il curriculum di Lingue e culture della Sardegna. Mi impegnerò affinché l’Università e il suo fondo autografi scrittori sardi dialoghi e collabori proficuamente con il Premio e col suo archivio storico».

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