Il delitto di Sorso, Fadda: «Non sono un mostro»

Chiusa l’istruttoria per l’omicidio di Zdenka, l’imputato parla per l’ultima volta L’11 gennaio le discussioni del pm e delle parti civili, il 18 toccherà al difensore

SASSARI. «Mi ritrovo in carcere da due anni perché un testimone, uno che sta sempre al bar ubriaco, “pensa” che io abbia dato due, forse tre, coltellate al fianco di Zdenka. Il testimone chiave di questo processo “pensa” di poterlo dire con certezza! E sulla base dei “pensieri” di questa persona io sono in galera, sono stato massacrato dai media, abbandonato dalla famiglia e dagli amici, dipinto come un mostro».

Ieri mattina, davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Massimo Zaniboni, Francesco Douglas Fadda ha reso dichiarazioni spontanee nel processo che lo vede imputato per l’omicidio della sua compagna Zdenka Kreijcicova, avvenuto il 15 febbraio dell’anno scorso. Fadda ha chiesto di poter raccontare ancora una volta la sua verità e proclamare la sua innocenza. Per l’ultima volta, considerato che proprio ieri mattina si è chiusa l’istruttoria dibattimentale e il presidente ha fissato le due date per le discussioni: l’11 gennaio toccherà al pubblico ministero Paolo Piras e agli avvocati di parte civile Pietro Diaz e Teresa Pes, il 18 sarà la volta del difensore Lorenzo Galisai.

«Non ho ucciso Zdenka – ha ripetuto ieri l’imputato – amavo lei e le sue bambine, non ho mai fatto mancare loro nulla. Quel giorno aveva lei il coltello, non io. E quando l’ho vista entrare nel bar di Sorso impugnandolo mentre teneva in braccio la bambina malata non sapevo cosa pensare. Zdenka è scivolata, come temevo, mi sono avvicinato per cinturarla, ho spostato la bambina e poi ho visto che aveva una piccola ferita ma sanguinava poco, io ho sentito un dolore al polpaccio, ero ferito anche io...». L’imputato ha poi precisato di non aver abbandonato la donna agonizzante a Ossi ma «di essersi allontanato solo dopo l’arrivo dell’ambulanza, certo che l’avrebbero soccorsa». La difesa ha anche chiamato a deporre un conoscente di Fadda il quale ha raccontato che, durante una cena a casa della coppia, Zdenka, rimproverata dal compagno perché stava bevendo troppo, aveva preso un coltello dalla cucina «dicendo che avrebbe fatto quello che voleva».

Il difensore Galisai ha presentato alcune richieste istruttorie (tra cui una perizia sul coltello), tutte rigettate. «Un quadro, quello processuale nella fattispecie – ha detto il pm Piras – è formato dalla cornice e dalla pittura. Le cornici si possono cambiare, e le istanze della difesa si riferivano appunto alla cornice, ma il dipinto no, resta sempre lo stesso». Fuor di metafora: «La penetrazione della lama era tale che non può essere assolutamente giustificata da una dinamica accidentale. Bisognava imprimere profondità al colpo. Questa è la pittura, affrescata e a colori, che abbiamo presentato alla corte».



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