Il Consiglio “licenzia” Unida
di Giovanni Bua
Il “garante No Vax” rimosso in una seduta a porte chiuse. «Chi verrà dopo di me pensi a Bancali»
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SASSARI. Antonello Unida non è più il garante dei detenuti del Comune di Sassari. A decidere sul suo “licenziamento” il consiglio comunale in una irrituale seduta “riservata” a porte chiuse (anche per la stampa), con voto segreto. Nella quale su 18 presenti (le opposizioni hanno polemicamente abbandonato l’aula) in 17 hanno votato a favore della decisione di revoca, peraltro presa unanimemente dalla conferenza dei capigruppo della scorsa settimana, e uno contro. Una pallottola a salve nel plotone di esecuzione, che forse salverà qualche rapporto di amicizia con il vulcanico garante uscente, e che dà ulteriore “tocco” a una vicenda decisamente surreale, in perfetta linea con un personaggio sempre stato al di sopra delle righe.
Questa volta però, almeno a parere del consiglio comunale e sicuramente secondo il sindaco Campus, Antonello “Jodo” Unida ha esagerato. La bufera mediatica scatenata da alcuni video postati sulla sua vetrina social, nei quali ribadiva le sue teorie sulla lotta al covid attraverso la vita sana e riservata, e proclamava fiero la sua scelta “No vax” e anti green pass, hanno infatti scatenato uno tsunami, partito proprio dal carcere di Bancali, la “struttura” che Unida con passione (e più di uno strappo), frequentava, e che non era disposta a dargli accesso senza certificato verde. Da lì l’incontrollabile crescendo, con la palla avvelenata che arriva a Palazzo Ducale, al palazzo di giustizia, e rimbalza in tutti i media nazionali, dove “il garante no vax” spopola con un video in cui, in costume da bagno e pronto a una delle sue rigeneranti nuotate invernali, sostiene che il Covid si combatte con la respirazione. Poi le ospitate a raffica su radio e tv, dove il garante non molla di un centimetro sulle sue convinzioni, e soprattutto, dopo una furente dichiarazione del sindaco Campus («la medicina è dai tempi degli egizi una scienza e non una filosofia»), l’avvio della procedura di revoca, con richiesta di spiegazioni scritte al diretto interessato. Documento che arriva nell’ultimo dei venti giorni di tempo concessi dal regolamento. Una pagina e mezzo dove Unida racconta il suoi mesi «di guerra» tra marzo e maggio 2020 «ho abbracciato, sussurrandogli di ragionare, qualcuno che minacciava di far partire una sommossa, qualcuno che si voleva suicidare. Già tutto dimenticato? Sarei io che avrei buttato fango sulla città di Sassari?». Parole che non fanno breccia, con la capigruppo che conferma richiesta di revoca.
Ieri l’ultimo atto in consiglio comunale, con Unida che ostenta disinteresse per la procedura («stasera sono impegnato, ma comunque non sono stato convocato né in capigruppo né in Aula») e denuncia la situazione di Bancali («drammatica, e vogliono lasciare queste persone senza un punto di riferimento, proprio a Natale») e annuncia un «comunicato che forse renderò pubblico». Poi il comunicato non arriva, perché: «di questa procedura a esser buoni poco trasparente, avrò modo di parlare dopo – sottolinea –. Ora però mi preme dire, a chi verrà dopo di me, di continuare a raccontare cosa succede tra le mura di Bancali, a tenere acceso un faro su un posto che Sassari vuole dimenticare che esista». «Questo epilogo della vicenda del garante – attacca il Pd – stupisce solo chi non conosce fatti, storia e persone. E in città, sono rimasti sorpresi solo i membri di questa maggioranza. Ricordiamo quanto facesse comodo a suo tempo spegnere la voce di un personaggio che da anni ci aveva abituato a colorite performance, utilissime solo a costruire la fortuna elettorale di un sindaco che, su retorica e qualunquismo, ha disegnato un’alternativa politica di cartapesta che oggi si infrange sugli scogli della realtà».
Questa volta però, almeno a parere del consiglio comunale e sicuramente secondo il sindaco Campus, Antonello “Jodo” Unida ha esagerato. La bufera mediatica scatenata da alcuni video postati sulla sua vetrina social, nei quali ribadiva le sue teorie sulla lotta al covid attraverso la vita sana e riservata, e proclamava fiero la sua scelta “No vax” e anti green pass, hanno infatti scatenato uno tsunami, partito proprio dal carcere di Bancali, la “struttura” che Unida con passione (e più di uno strappo), frequentava, e che non era disposta a dargli accesso senza certificato verde. Da lì l’incontrollabile crescendo, con la palla avvelenata che arriva a Palazzo Ducale, al palazzo di giustizia, e rimbalza in tutti i media nazionali, dove “il garante no vax” spopola con un video in cui, in costume da bagno e pronto a una delle sue rigeneranti nuotate invernali, sostiene che il Covid si combatte con la respirazione. Poi le ospitate a raffica su radio e tv, dove il garante non molla di un centimetro sulle sue convinzioni, e soprattutto, dopo una furente dichiarazione del sindaco Campus («la medicina è dai tempi degli egizi una scienza e non una filosofia»), l’avvio della procedura di revoca, con richiesta di spiegazioni scritte al diretto interessato. Documento che arriva nell’ultimo dei venti giorni di tempo concessi dal regolamento. Una pagina e mezzo dove Unida racconta il suoi mesi «di guerra» tra marzo e maggio 2020 «ho abbracciato, sussurrandogli di ragionare, qualcuno che minacciava di far partire una sommossa, qualcuno che si voleva suicidare. Già tutto dimenticato? Sarei io che avrei buttato fango sulla città di Sassari?». Parole che non fanno breccia, con la capigruppo che conferma richiesta di revoca.
Ieri l’ultimo atto in consiglio comunale, con Unida che ostenta disinteresse per la procedura («stasera sono impegnato, ma comunque non sono stato convocato né in capigruppo né in Aula») e denuncia la situazione di Bancali («drammatica, e vogliono lasciare queste persone senza un punto di riferimento, proprio a Natale») e annuncia un «comunicato che forse renderò pubblico». Poi il comunicato non arriva, perché: «di questa procedura a esser buoni poco trasparente, avrò modo di parlare dopo – sottolinea –. Ora però mi preme dire, a chi verrà dopo di me, di continuare a raccontare cosa succede tra le mura di Bancali, a tenere acceso un faro su un posto che Sassari vuole dimenticare che esista». «Questo epilogo della vicenda del garante – attacca il Pd – stupisce solo chi non conosce fatti, storia e persone. E in città, sono rimasti sorpresi solo i membri di questa maggioranza. Ricordiamo quanto facesse comodo a suo tempo spegnere la voce di un personaggio che da anni ci aveva abituato a colorite performance, utilissime solo a costruire la fortuna elettorale di un sindaco che, su retorica e qualunquismo, ha disegnato un’alternativa politica di cartapesta che oggi si infrange sugli scogli della realtà».
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