«Zir, le casse sono vuote intervenga la Regione»

Il Comune: situazione drammatica, impossibile prendere in carico il consorzio

SASSARI. «Il passaggio di competenze e funzioni per il consorzio Zir non sarà possibile fino a che non sarà trovata una soluzione accettabile alle questioni ancora aperte. Su tutte assicurare la indifferibile manutenzione straordinaria della rete infrastrutturale del compendio i cui interventi sono carenti ormai da molto tempo per la mancanza di risorse specifiche in capo al Consorzio». Alza per l’ennesima volta la voce il Comune di Sassari, e lo fa in un documento ufficiale, approvato dal consiglio: l’annuale analisi dell'assetto delle partecipazioni di Palazzo Ducale, con lo stato di attuazione del piano di razionalizzazione. Nel quale richiama al suo dovere la Regione, unica in grado di aprire le ganasce che stanno stritolando la zona industriale cittadina.

Una situazione fuori controllo, più volte denunciata dal commissario liquidatore Salvatore Cosseddu, arrivato all’extrema ratio di chiudere sotto le feste una delle strade più trafficate dei 24 chilometri di asfalto e buche della Zir: la strada 1 che dall’ex mercato ortofrutticolo porta a Li Punti. Una scelta inevitabile, presa dopo le segnalazioni della polizia locale. Troppe i rischi per il serpentone di auto che percorre il tratto ogni giorno per entrare e uscire dalla Zir.

Una situazione di degrado comune quanto grave, figlia di una carenza di fondi ormai da allarme rosso. «Il consorzio – sottolinea il Comune nell’analisi – di fatto non dispone più di risorse neppure in parte sufficienti a far fronte ai suoi onerosi obblighi per ciò che attiene la gestione dell’area su cui si estende la Zona Industriale e a breve potrebbe non disporre più del necessario anche per far semplicemente fronte alle obbligazioni con i propri dipendenti».

Poi l’affondo: «sebbene anche nell’anno in corso l’amministrazione comunale, in teoria destinataria delle competenze e funzioni del Consorzio, abbia sollecitato la Regione ad attivare un tavolo di concertazione per tracciare un itinerario realistico per giungere a questo passaggio, si deve registrare che da parte di quest’ultima non sia stato condotto alcun passo in tal senso».

È la Regione insomma a dover battere un colpo. Soprattutto per risolvere la madre di tutti i problemi: il debito monstre di 22 milioni accumulato dalla Zir con Abbanoa, che in attesa della soluzione politica fa “prelievi” forzati nei conti di un Consorzio che, ironia della sorte, potrebbe essere il primo dell’Isola a chiudere l’ormai storica gestione commissariale (iniziata dal 2008) e invece si trova a non avere i soldi per pagare gli stipendi dei 7 dipendenti rimasti e fare l’ordinaria manutenzione e pulizia delle strade. A luglio 2020 l’ente gestore dell’acqua aveva già “bussato”, bloccando un conto postale vincolato nel quale confluiscono gli incassi da parte della Zir dei piano di rientro degli arretrati dei consumi idrici, 600mila euro che di fatto erano l’unica “cassa” a disposizione per la gestione ordinaria. Poi l’ennesima “azione”: 400mila euro di fondi regionali per lavori pubblici, utilizzabili perché il loro vincolo è caduto, dopo 10 anni, in prescrizione, bloccati e assegnati dal giudice ad Abbanoa.

Ma, risolto il paradosso di un Ente regionale che pignora i soldi erogati dalla Regione, ci sono altre priorità da sistemare prima che Palazzo Ducale, che certo non nuota nell’oro, possa farsi carico del “baraccone” Predda Niedda. «Situazione del personale dipendente – elenca il Comune – regolamentazione dei mezzi di sussistenza in assenza di disciplina specifica che li differenzi da quelli ordinari delle entrate del Comune». E ancora: «Consolidamento dei bilanci, rispetto delle norme del Tusp in merito alla costituzione e al mantenimento delle partecipazioni, necessità di una forte capitalizzazione per far fronte alle spese necessarie per raggiungere gli scopi d'istituto». E chiaramente un generoso stanziamento per rimettere a posto la rete stradale. Tutti ostacoli che impediscono di chiudere la liquidazione di una Zir che in realtà negli anni di commissariamento ha messo ordine nelle carte ma che a un passo dal traguardo affonda inesorabile in sabbie mobili da cui solo con un intervento della Regione si può uscire.

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