«Siamo disperati, il governo ci aiuti»

Il grido degli ambulanti: non ci sono più clienti, senza sostegni sarà la rovina

SASSARI. «La nostra situazione è disperata. E, dopo due anni di enormi sacrifici, non abbiamo più modo di affrontarla». Non manca certo la voglia di combattere a Maddalena Battino, segretaria regionale del sindacato Ana Ugl, l’associazione nazionale ambulanti che in questi giorni ha scritto un’accorata lettera aperta indirizzata al premier Mario Draghi e ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo Economico, Daniele Franco e Giancarlo Giorgetti. Lettera in cui chiede al governo di «valutare la possibilità di nuovi ristori a fondo perduto per la nostra categoria» e di bloccare le «chiusure discriminatorie di mercatini e fiere in molti Comuni». Non le manca la voglia di combattere ma la preoccupazione è palese. Anche perché nel “suo” Sassarese e nell’Isola che rappresenta le 6.341 imprese ambulanti possono lavorare. «Ma il problema – spiega – è che a mancare è la clientela».

Nessuna «chiusura discriminatoria» insomma, come gli associati Ana Ugl lamentano in molte parti d’Italia, ma una crescente paura delle persone, unita a un numero sempre maggiore di positivi o isolati, che di fatto svuotano le piazze dove uomini e donne allestiscono i mercati. Una situazione che non si può sbloccare con la sola «pressione» politica, né con iniziative come la manifestazione di maggio 2021, quando per tre giorni gli ambulanti portarono le loro tende in piazza d’Italia chiedendo giustizia e attenzione.

«Ora le cose sono diverse – spiega Battino – e la nostra crisi è più profonda, strisciante, drammatica. I ristori che sono arrivati dalla Regione, 7mila euro una tantum, hanno consentito a molti di noi di andare avanti per un po’, pur tra enormi sacrifici. Come lo stanziamento per non pagare il suolo pubblico, e la decontribuzione. Queste misure però ora hanno esaurito il loro effetto, e abbiamo visto che nella nuova legge di bilancio, con 500 milioni di aiuti per ristoratori, discoteche e baristi, gli ambulanti non sono stati nemmeno nominati».

E invece è il momento in cui lo Stato, e a cascata la Regione e i Comuni, devono ancora allargare i cordoni della borsa, per dare un po’ di ossigeno a una categoria che probabilmente ancora a lungo sconterà gli effetti fisici ma soprattutto psicologici di una pandemia che non accenna a mollare la presa.

«Abbiamo bisogno – chiude Maddalena Battino – di nuovi ristori. Di non pagare il suolo pubblico per tutto l’anno. Di avere il tempo per ripartire, conquistando di nuovo la fiducia della nostra clientela, continuando a lavorare. Ne va la sopravvivenza di una categoria intera, che chiede solo di essere ascoltata». (g.bua)

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