Platamona, la burocrazia blocca il ristorante Ernesto
di Roberto Sanna
La vendita del locale slitta: manca l’autorizzazione a demolire una veranda abusiva
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SASSARI. Una veranda abusiva da abbattere è l’ostacolo insormontabile che ancora ritarda la rinascita di Ernesto, lo storico ristorante di Platamona che dopo anni di abbandono sembrava aver visto la luce. Locale situato proprio sulla rotonda di Platamona, inaugurato negli anni Cinquanta e dismesso nel 2011, simbolo prima delle discese al mare dei sassaresi e successivamente dell’incuria di un litorale ancora in cerca di rilancio. Dopo che per anni nessuno aveva manifestato l’intenzione di rilevarlo, un imprenditore di Sorso aveva deciso di tuffarsi nell’impresa ma per due volte una veranda da abbattere ha fermato le sue velleità: nel 2018, quando dalle carte del Comune è emersa all’improvviso la necessità di eliminare l’abuso, e poi in questi giorni, col Comune di Sassari che ha prorogato la firma definitiva del contratto in attesa che quello di Sorso dia il via libera alla demolizione.
Terra di confine. La particolarità del locale è proprio questa: la struttura vera e propria è situata nel territorio di Sassari, ma la veranda ricade in quello di Sorso. Nel 2018 Antonello Zappino, imprenditore molto noto nel settore grazie al suo ristorante La Risacca situato sulla litoranea, partecipa al bando del Comune di Sassari e se lo aggiudica per una cifra attorno ai 400mila euro. Per confermare le sue intenzioni versa una caparra di 39mila euro ma dalle carte salta fuori che la veranda è abusiva e non c’è possibilità di sanare la pratica: deve essere demolita. Alla fine di una lunga serie di interlocuzioni tra gli uffici dei due municipi interessati Zappino fa marcia indietro e il Comune di Sassari, dopo aver restituito la caparra, deve ripartire da zero, con un nuovo bando nel quale tra gli obblighi dell’acquirente è inserito proprio quello di demolire la veranda. Condizione essenziale perché il contratto venga perfezionato: in pratica, l’acquirente dovrà versare la caparra, procedere alla demolizione e quindi presentarsi a firmare le carte definitive. Nel frattempo il prezzo dell’operazione, che all’inizio sfiorava gli 800mila euro, è sceso sotto i 400mila.
Seconda chance. Il bando scadeva nell’aprile dello scorso anno e Zappino ci riprova, stavolta conoscendo dall’inizio tutto il percorso da affrontare. Ma più che la veranda, il vero nemico di questa operazione è la burocrazia: nei giorni scorsi il dirigente della gestione del Patrimonio immobiliare del Comune di Sassari, ha dovuto prendere atto che il termine concesso per la demolizione della veranda è scaduto il 10 gennaio senza che questa sia stata effettuata. E su richiesta del legale della ditta D.S. srl ha concesso una proroga fino al 10 maggio. Proroga richiesta perché «l’autorizzazione alla esecuzione delle opere necessarie verrà concessa dal Comune di Sorso solo all’esito della prossima conferenza dei servizi, con un tempo stimato dall’Ufficio tecnico del Comune di Sorso in circa 90 giorni». In parole povere, manca ancora il via libera del Comune di Sorso per poter procedere a un’operazione che potrebbe richiedere una giornata scarsa di lavori, ma è necessaria una conferenza di servizi.
Malaburocrazia. Lasciando perdere i dettagli, è assurdo che dal 2018 a oggi a bloccare l’acquisizione debba essere la demolizione di una veranda. Struttura che prima nessuno sapeva fosse abusiva e ora che invece è noto, il soggetto che vuole procedere a completare quelli che rispetto al suo progetto sono adempimenti preliminari ha le mani legate dalla burocrazia. Perché poi ci sarà tutto il resto: ristrutturazione del locale, apertura del ristorante , gestione, rilancio. Prossima puntata, il 10 maggio.
Terra di confine. La particolarità del locale è proprio questa: la struttura vera e propria è situata nel territorio di Sassari, ma la veranda ricade in quello di Sorso. Nel 2018 Antonello Zappino, imprenditore molto noto nel settore grazie al suo ristorante La Risacca situato sulla litoranea, partecipa al bando del Comune di Sassari e se lo aggiudica per una cifra attorno ai 400mila euro. Per confermare le sue intenzioni versa una caparra di 39mila euro ma dalle carte salta fuori che la veranda è abusiva e non c’è possibilità di sanare la pratica: deve essere demolita. Alla fine di una lunga serie di interlocuzioni tra gli uffici dei due municipi interessati Zappino fa marcia indietro e il Comune di Sassari, dopo aver restituito la caparra, deve ripartire da zero, con un nuovo bando nel quale tra gli obblighi dell’acquirente è inserito proprio quello di demolire la veranda. Condizione essenziale perché il contratto venga perfezionato: in pratica, l’acquirente dovrà versare la caparra, procedere alla demolizione e quindi presentarsi a firmare le carte definitive. Nel frattempo il prezzo dell’operazione, che all’inizio sfiorava gli 800mila euro, è sceso sotto i 400mila.
Seconda chance. Il bando scadeva nell’aprile dello scorso anno e Zappino ci riprova, stavolta conoscendo dall’inizio tutto il percorso da affrontare. Ma più che la veranda, il vero nemico di questa operazione è la burocrazia: nei giorni scorsi il dirigente della gestione del Patrimonio immobiliare del Comune di Sassari, ha dovuto prendere atto che il termine concesso per la demolizione della veranda è scaduto il 10 gennaio senza che questa sia stata effettuata. E su richiesta del legale della ditta D.S. srl ha concesso una proroga fino al 10 maggio. Proroga richiesta perché «l’autorizzazione alla esecuzione delle opere necessarie verrà concessa dal Comune di Sorso solo all’esito della prossima conferenza dei servizi, con un tempo stimato dall’Ufficio tecnico del Comune di Sorso in circa 90 giorni». In parole povere, manca ancora il via libera del Comune di Sorso per poter procedere a un’operazione che potrebbe richiedere una giornata scarsa di lavori, ma è necessaria una conferenza di servizi.
Malaburocrazia. Lasciando perdere i dettagli, è assurdo che dal 2018 a oggi a bloccare l’acquisizione debba essere la demolizione di una veranda. Struttura che prima nessuno sapeva fosse abusiva e ora che invece è noto, il soggetto che vuole procedere a completare quelli che rispetto al suo progetto sono adempimenti preliminari ha le mani legate dalla burocrazia. Perché poi ci sarà tutto il resto: ristrutturazione del locale, apertura del ristorante , gestione, rilancio. Prossima puntata, il 10 maggio.
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