Annegò dentro l’auto, via al processo
di Nadia Cossu
Chiesta la citazione del Comune di Castelsardo come responsabile civile
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CASTELSARDO. Si è aperto ieri mattina davanti al giudice Paolo Bulla il processo per omicidio colposo che vede due persone imputate per la morte, avvenuta nel 2017, di Blagoje Milanovic, un 70enne finito in mare con la sua auto al porto di Castelsardo. Gli avvocati di parte civile hanno chiesto di poter citare il Comune di Castelsardo come responsabile civile e il giudice si è riservato. Già in udienza preliminare era stata ammessa la citazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sempre come responsabile civile.
A febbraio del 2021 il pubblico ministero aveva chiesto il non luogo a procedere per gli imputati ma due mesi dopo il gup Giuseppe Grotteria aveva rinviato a giudizio Giuseppe Borzachiello, 51 anni, residente a Selargius, all’epoca comandante del porto di Castelsardo, e Leonardo Pattarino, 61enne di Castelsardo, legale rappresentante della “Cigno srl”, la società concessionaria della gestione del porto.
Milanovic era finito in mare con la sua auto ed era morto annegato perché non era riuscito a mettersi in salvo prima che la sua vecchia Punto grigia venisse sommersa dall’acqua. Dopo una richiesta di archiviazione, il gip Carmela Rita Serra aveva disposto l’imputazione coatta nei confronti di Borzachiello e Pattarino, ma il pubblico ministero aveva sollecitato il non luogo a procedere. Successivamente il gup Grotteria aveva deciso per il rinvio a giudizio. Inizialmente la Procura aveva evidenziato che i due non avrebbero provveduto, ciascuno per quanto di propria competenza, a predisporre apposita segnaletica, non avrebbero installato segnali luminosi e transenne o barriere che rendessero facilmente individuabile la banchina. Gli avvocati Danilo Mattana e Fabrizio Demurtas (per Borzachiello) e Lorenzo Galisai (per Pattarino) avevano però sostenuto che gli imputati non erano titolari di posizioni di garanzia e che nonostante ciò Borzachiello che era il comandante dell’ufficio di Porto Torres aveva scritto al Comune, titolare dell’area e quindi unico responsabile della sicurezza, evidenziando la situazione di pericolo e chiedendo il posizionamento di recinzioni proprio in quel punto. Argomentazioni che evidentemente avevano convinto la Procura a chiedere il proscioglimento. Ma il giudice non era stato dello stesso avviso. A notare l’auto sommersa dall’acqua erano stati due pescatori dilettanti. L’auto era stata recuperata dai vigili del fuoco, intervenuti con i sommozzatori e con una gru, e solo a quel punto era stato possibile identificare la vittima, della quale era stata denunciata la scomparsa nella stessa serata dai familiari che si sono costituiti parte civile con gli avvocati Salvatore Masia, Alberto Pinna, Gabriella Marogna e Geltrude Carroni.
A febbraio del 2021 il pubblico ministero aveva chiesto il non luogo a procedere per gli imputati ma due mesi dopo il gup Giuseppe Grotteria aveva rinviato a giudizio Giuseppe Borzachiello, 51 anni, residente a Selargius, all’epoca comandante del porto di Castelsardo, e Leonardo Pattarino, 61enne di Castelsardo, legale rappresentante della “Cigno srl”, la società concessionaria della gestione del porto.
Milanovic era finito in mare con la sua auto ed era morto annegato perché non era riuscito a mettersi in salvo prima che la sua vecchia Punto grigia venisse sommersa dall’acqua. Dopo una richiesta di archiviazione, il gip Carmela Rita Serra aveva disposto l’imputazione coatta nei confronti di Borzachiello e Pattarino, ma il pubblico ministero aveva sollecitato il non luogo a procedere. Successivamente il gup Grotteria aveva deciso per il rinvio a giudizio. Inizialmente la Procura aveva evidenziato che i due non avrebbero provveduto, ciascuno per quanto di propria competenza, a predisporre apposita segnaletica, non avrebbero installato segnali luminosi e transenne o barriere che rendessero facilmente individuabile la banchina. Gli avvocati Danilo Mattana e Fabrizio Demurtas (per Borzachiello) e Lorenzo Galisai (per Pattarino) avevano però sostenuto che gli imputati non erano titolari di posizioni di garanzia e che nonostante ciò Borzachiello che era il comandante dell’ufficio di Porto Torres aveva scritto al Comune, titolare dell’area e quindi unico responsabile della sicurezza, evidenziando la situazione di pericolo e chiedendo il posizionamento di recinzioni proprio in quel punto. Argomentazioni che evidentemente avevano convinto la Procura a chiedere il proscioglimento. Ma il giudice non era stato dello stesso avviso. A notare l’auto sommersa dall’acqua erano stati due pescatori dilettanti. L’auto era stata recuperata dai vigili del fuoco, intervenuti con i sommozzatori e con una gru, e solo a quel punto era stato possibile identificare la vittima, della quale era stata denunciata la scomparsa nella stessa serata dai familiari che si sono costituiti parte civile con gli avvocati Salvatore Masia, Alberto Pinna, Gabriella Marogna e Geltrude Carroni.
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