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Sassari, stalking al cugino notaio: condannato un 36enne

di Nadia Cossu
Sassari, stalking al cugino notaio: condannato un 36enne

Due anni e 6 mesi ad Antonio Porqueddu accusato di atti persecutori e minacce. Tensioni nate sulla gestione del patrimonio familiare di cinque milioni di euro

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SASSARI. Due anni e sei mesi di reclusione per quegli atti persecutori (aggravati dal legame di parentela con la persona offesa) commessi nei confronti del cugino notaio di Sassari.

Si è chiuso con una condanna pesante, inflitta dal giudice Elena Meloni, il processo di primo grado che vedeva imputato il 36enne sassarese Antonio Porqueddu, attualmente agli arresti domiciliari proprio per il reato di cui è stato chiamato a rispondere in tribunale. Una vicenda maturata in un contesto nel quale i rapporti tra cugini non erano proprio idilliaci per via di contrasti legati alla gestione del consistente patrimonio familiare. Cinque milioni di euro (a tanto ammontava) affidati al notaio Andrea Porqueddu attraverso la formula del trust. Provvedimento che sarebbe stato adottato in seguito alla condotta «dissennata» – a detta del notaio – che l’imputato aveva tenuto rispetto ai beni di famiglia, continuamente sperperati. Tensioni che si sarebbero accumulate nel tempo con ciascuno dei due che faceva valere le proprie differenti ragioni. Antonio Porqueddu, terminate le risorse personali, aveva cominciato a chiedere liquidità al cugino Andrea rivendicando senza successo la consegna di soldi o beni (“inglobati” nel trust) che lo mettessero nella condizione di condurre lo stesso (alto) tenore di vita. Ed è nell’ambito di questo clima conflittuale che avrebbe minacciato e perseguitato con inseguimenti e minacce il notaio, molto conosciuto in città. Quest’ultimo, esasperato, aveva presentato una denuncia, in particolare dopo che le minacce di morte nei suoi confronti erano state rese pubbliche dal cugino su Facebook. Sentendosi vittima di atti persecutori il professionista aveva deciso di prendere provvedimenti.

In una prima fase investigativa il gip aveva disposto nei confronti dell’imputato il divieto di avvicinamento al notaio e proprio a causa della violazione di questa misura era arrivata quella successiva, ovvero l’arresto. L’aggravamento sarebbe stato determinato da un episodio in particolare. L’imputato sarebbe cioè passato in auto in una via del centro dove il cugino notaio possedeva un immobile, oltretutto nelle vie parallele abitavano anche gli altri componenti della nota famiglia sassarese. Il 36enne sarebbe stato visto aggirarsi per quelle strade e a quel punto era partita una nuova segnalazione che aveva fatto scattare l’arresto. Antonio Porqueddu, attraverso il suo avvocato Giuseppe Lepori, si era difeso e aveva spiegato che quel giorno era stato costretto a cercare il cugino notaio perché una persona lo aveva contattato per dirgli che in un suo locale c’era una grossa perdita d’acqua. «Non avendo le chiavi ero stato obbligato ad andare sotto casa di mio cugino per chiedergli di intervenire con urgenza». Ma la violazione della distanza di 200 metri dai luoghi di proprietà del notaio gli era costata cara.

Attualmente il 36enne è ancora agli arresti domiciliari, che sta scontando in alcuni hotel della città, non avendo una casa in cui andare. Le ville di proprietà del padre, infatti, sono ugualmente “vincolate” dal trust (che tra l’altro ha una durata trentennale e non è nemmeno impugnabile al tribunale di Sassari) e quindi sono indisponibili. La custodia cautelare, come ha stabilito il giudice in subordine, potrà decadere nell’ipotesi in cui il cugino notaio accettasse di indossare il braccialetto (antistalking) che lancia l’allarme in caso di contatto diretto con l’imputato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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