“Zone F4” di Sassari, il bando non c’è più
di Giovanni Bua
Il Consiglio comunale affonda la pratica. Il sindaco: «Decidiamo noi del nostro futuro, senza nessuna paura»
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SASSARI. La maggioranza serra le fila. E boccia definitivamente la manifestazione di interesse sulle “zone F4” a Platamona e Ottava, Biancareddu, Villa Assunta, l'Argentiera e Porto Palmas. Con il Consiglio che ieri ha dichiarato “infruttuosa” la procedura con 17 voti (compreso il presidente del consiglio Murru) un contrario (Daniele Deiana), un astenuto (Palopoli), e il resto delle opposizioni che hanno abbandonato l’aula.
Una bocciatura arrivata al termine di una seduta fiume, preceduta dallo scontro di lunedì in commissione Urbanistica e da una robusta coda di polemiche. Dall’attacco dell’Immobiliare Champoluc, protagonista di uno dei progetti cassati dall’amministrazione (un investimento da 150 milioni a Porto Palmas), che ha accusato il primo cittadino di avere mostrato «carte vecchie e superate ai consiglieri», annunciando che «la faccenda si discuterà in tribunale», all’affondo dell’ex sindaco Nicola Sanna che ha messo in dubbio la liceità di un voto del consiglio per sospendere un provvedimento la cui competenza è del dirigente.
Niente che abbia dissuaso Campus dal tirare dritto. Ma non prima di quattro ore di dibattito. Con il sindaco che, solo alla fine si è fatto “trascinare” nella polemica con la Champoluc (liquidata in una prima fase con la lettura di due righe di parere della commissione e dicendo di non temere ricorsi che mettono in discussione una prerogativa assoluta del Consiglio): «Dal nostro insediamento ci sono state interlocuzioni varie con i proponenti, per quanto mi riguarda assolutamente informali. E mai è stato superato il punto della non continuità, né delle norme di tutela. C’è una mail indirizzata al dirigente nel dicembre 2021, e una brochure per me, nella quale presentano una planimetria in cui si parla di un albergo da 20mila metri cubi in zona E in un’area di 17mila metri quadri. In più 15mila metri cubi di unità amovibili non meglio identificate in zona H. Non è questo che poteva far riaprire una procedura , chiusa due anni prima, per loro e per gli altri».
Campus prima aveva illustrato la delibera, facendo una articolata cronistoria. Dalla manifestazione di interesse, all’arrivo delle 14 offerte, alla valutazione della commissione. Alle 9 dichiarate “astrattamente ammissibili”, su cui l’amministrazione ha provveduto alla verifica. «Sette – ha spiegato Campus – non sono apparse rispondenti né alle prescrizioni del Ppr, che dispongono di localizzare i nuovi interventi in continuità con gli insediamenti esistenti o in zone contigue o integrate, né alle previsioni del Puc. Sindaco e giunta hanno dunque ritenuto la procedura infruttuosa. Ora la parola passa la consiglio che darà anche mandato al Settore di individuare le “zone F4” utilizzando una diversa procedura, la stessa che hanno usato tutti i Comuni, e che anche Sassari aveva individuato all’atto di approvazione del Puc. Zone che saranno rispondenti ai vincoli».
«Ci sono cose non regolari in questo atto dal punto di vista tecnico – ha attaccato Mariano Brianda – tanto è vero che l’imprenditore che si sente danneggiato predispone la sua difesa. La delibera è debole, e rischia di procurare un danno, con tutto quello che ne consegue». «Definite una certezza – ha sottolineato Fabio Pinna – una pratica non esaustiva, con motivazioni incomplete, che cita solo quello che vuole del Ppr, che ha problemi tecnici, politici, che vi abbiamo segnalato e che il sindaco ha ignorato. Non è riuscito a dissipare nessun dubbio e ha preferito trasformare tutto in una questione di fiducia». «Non è vero che il Ppr impedisce gli insediamenti turistici – ha spiegato Mariolino Andria – chiede che l’integrità sia conservata. Questo iter si poteva perfezionare. Ma l’urbanistica è materia complessa, ed è il punto debole di questa amministrazione». «Non si comprende – ha detto Lello Panu – perché si passa da atti dirigenziali a una proposta di delibera. Perché il parere favorevole o non favorevole non arrivi dal dirigente. E un iter partito da una determina si debba bocciare con un’alzata di mano». «Il problema non sono i tecnicismi – ha detto Francesco Ginesu – ma il far scappare imprese che vogliono investire nel territorio».
«In urbanistica ci sono delle precondizioni, coerenza e regolarità rispetto ai vincoli – ha replicato il sindaco – che in questo caso non erano rispettate, come gli uffici hanno tecnicamente validato. Ma è il Consiglio, il luogo deputato a decidere il futuro del suo territorio e a far rispettare le regole che esso stesso si ha dato. Certo, con una variante potremmo provare a togliere questi vincoli, ma noi non lo vogliamo».
Una bocciatura arrivata al termine di una seduta fiume, preceduta dallo scontro di lunedì in commissione Urbanistica e da una robusta coda di polemiche. Dall’attacco dell’Immobiliare Champoluc, protagonista di uno dei progetti cassati dall’amministrazione (un investimento da 150 milioni a Porto Palmas), che ha accusato il primo cittadino di avere mostrato «carte vecchie e superate ai consiglieri», annunciando che «la faccenda si discuterà in tribunale», all’affondo dell’ex sindaco Nicola Sanna che ha messo in dubbio la liceità di un voto del consiglio per sospendere un provvedimento la cui competenza è del dirigente.
Niente che abbia dissuaso Campus dal tirare dritto. Ma non prima di quattro ore di dibattito. Con il sindaco che, solo alla fine si è fatto “trascinare” nella polemica con la Champoluc (liquidata in una prima fase con la lettura di due righe di parere della commissione e dicendo di non temere ricorsi che mettono in discussione una prerogativa assoluta del Consiglio): «Dal nostro insediamento ci sono state interlocuzioni varie con i proponenti, per quanto mi riguarda assolutamente informali. E mai è stato superato il punto della non continuità, né delle norme di tutela. C’è una mail indirizzata al dirigente nel dicembre 2021, e una brochure per me, nella quale presentano una planimetria in cui si parla di un albergo da 20mila metri cubi in zona E in un’area di 17mila metri quadri. In più 15mila metri cubi di unità amovibili non meglio identificate in zona H. Non è questo che poteva far riaprire una procedura , chiusa due anni prima, per loro e per gli altri».
Campus prima aveva illustrato la delibera, facendo una articolata cronistoria. Dalla manifestazione di interesse, all’arrivo delle 14 offerte, alla valutazione della commissione. Alle 9 dichiarate “astrattamente ammissibili”, su cui l’amministrazione ha provveduto alla verifica. «Sette – ha spiegato Campus – non sono apparse rispondenti né alle prescrizioni del Ppr, che dispongono di localizzare i nuovi interventi in continuità con gli insediamenti esistenti o in zone contigue o integrate, né alle previsioni del Puc. Sindaco e giunta hanno dunque ritenuto la procedura infruttuosa. Ora la parola passa la consiglio che darà anche mandato al Settore di individuare le “zone F4” utilizzando una diversa procedura, la stessa che hanno usato tutti i Comuni, e che anche Sassari aveva individuato all’atto di approvazione del Puc. Zone che saranno rispondenti ai vincoli».
«Ci sono cose non regolari in questo atto dal punto di vista tecnico – ha attaccato Mariano Brianda – tanto è vero che l’imprenditore che si sente danneggiato predispone la sua difesa. La delibera è debole, e rischia di procurare un danno, con tutto quello che ne consegue». «Definite una certezza – ha sottolineato Fabio Pinna – una pratica non esaustiva, con motivazioni incomplete, che cita solo quello che vuole del Ppr, che ha problemi tecnici, politici, che vi abbiamo segnalato e che il sindaco ha ignorato. Non è riuscito a dissipare nessun dubbio e ha preferito trasformare tutto in una questione di fiducia». «Non è vero che il Ppr impedisce gli insediamenti turistici – ha spiegato Mariolino Andria – chiede che l’integrità sia conservata. Questo iter si poteva perfezionare. Ma l’urbanistica è materia complessa, ed è il punto debole di questa amministrazione». «Non si comprende – ha detto Lello Panu – perché si passa da atti dirigenziali a una proposta di delibera. Perché il parere favorevole o non favorevole non arrivi dal dirigente. E un iter partito da una determina si debba bocciare con un’alzata di mano». «Il problema non sono i tecnicismi – ha detto Francesco Ginesu – ma il far scappare imprese che vogliono investire nel territorio».
«In urbanistica ci sono delle precondizioni, coerenza e regolarità rispetto ai vincoli – ha replicato il sindaco – che in questo caso non erano rispettate, come gli uffici hanno tecnicamente validato. Ma è il Consiglio, il luogo deputato a decidere il futuro del suo territorio e a far rispettare le regole che esso stesso si ha dato. Certo, con una variante potremmo provare a togliere questi vincoli, ma noi non lo vogliamo».
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