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cronaca

Benetutti, Giovanni Lai: un dottore sempre umile al servizio della comunità

Il paese ha intitolato una strada al medico del paese per 40 anni. Dagli anni Venti agli anni Sessanta una presenza costante in tutte le situazioni


29 marzo 2022 di Elena Corveddu


BENETUTTI. Essere medico condotto dagli anni Venti agli anni Sessanta non dev’essere stato facile. Guerre, malattie allora non curabili e disagi legati alla vita di allora hanno reso questa professione una vera e propria missione di vita. È per questo che a Benetutti una via è intitolata al dottor Giovanni Lai, volontà che rispecchia il sentimento di gratitudine degli abitanti verso il medico.

Giovanni Lai nasce a Benetutti il 1° dicembre 1895. Orfano di padre e primo di quattro fratelli, da ragazzino aiuta la famiglia nei lavori di campagna, ma avendo uno spiccato interesse per lo studio e l’apprendimento, i familiari trovano il modo per farlo entrare nel seminario di Ozieri che in quei tempi offriva una qualche possibilità di studi ai ragazzi dotati ma residenti fuori sede. Completati in modo brillante gli studi pre-universitari si iscrive a Sassari alla facoltà di Medicina e chirurgia nel gennaio del 1917, si laurea a pieni voti nel 1922. Oggi è ricordato come un medico con una grande dedizione verso i suoi pazienti e verso la professione medica. Dopo la laurea seguì diversi corsi di specializzazione sia nell’isola sia fuori. Comincia così la sua lunga professione prima con supplenze e poi con la libera professione nel suo paese. Dopo qualche anno diventa medico condotto distinguendosi subito per la preparazione, la dedizione alla professione e verso i suoi pazienti, ed assumendo pian piano anche un ruolo importante al di fuori del campo medico. Un punto di riferimento quindi per tutti gli abitanti, pazienti e non. «Erano veramente altri tempi, nell’anteguerra, in cui la povertà e lo strenuo lavoro nei campi scandivano le ore, le stagioni, il caldo ed il freddo – è il ricordo emozionato del figlio Nicola, a sua volta medico e ora in pensione –. Erano anni in cui mancavano i bagni nelle case, quando non le fogne, e gli animali spesso vivevano a stretto contatto con le persone. Erano anni nei quali molti servi pastori o anche i possidenti trascorrevano giorni e giorni fuori casa senza rientrare in paese».



Per questi motivi il medico doveva raggiungerli a cavallo o con la camionetta dei carabinieri. E poi non esistevano gli antibiotici, così come altri farmaci salvavita, per cui si moriva o si stava a lungo malati per patologie oggi scomparse o curabili. Arrivò poi anche la seconda Guerra mondiale a complicare ulteriormente le cose. Il medico del paese, l’infermiera, la levatrice, la signora Giulia, immancabile figura che dirigeva e aiutava le gestanti sino alla nascita del neonato ed oltre, erano diventati figure fondamentali nel paese. Al loro lavoro di squadra si aggiungeva periodicamente l’intervento di alcuni medici specialisti. «Io stesso da bambino – racconta Nicola Lai – ricordo ancora la figura distinta e carismatica del professor Licheri, oculista proveniente da Sassari, che visitava e curava tanti pazienti. Tutto ciò in tempi veramente più eroici, ma che erano naturali, perché allora la professione era veramente una missione. Non c’erano orari, non festività, non ferie vere e proprie se non in rari casi e per periodi veramente brevi».

Il dottor Giovanni Lai, scomparso nel 1961, è ricordato a tutt’oggi come un uomo giusto, buono, disponibile e altruista, degno quindi di essere ricordato nel paese, anche attraverso l’intitolazione di una via.

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