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Malasanità a Sassari, famiglia disperata: «Nostro figlio lasciato solo»

Il bambino con Adhd e spettro autistico è seguito da Neuropsichiatria infantile. La denuncia del padre: «Niente risposte su analisi e tac, siamo abbandonati» 


22 giugno 2022 di Dario Budroni


SASSARI. L’odissea sanitaria è fatta di telefoni che squillano a vuoto e referti che tardano ad arrivare. È quella in cui sono incappati i genitori di un bambino di 11 anni con Adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, e con disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento. In poche parole, è da mesi che la madre e il padre sono in attesa di capire se il loro figlio – seguito dall’unità operativa di Neuropsichiatria infantile Aou – abbia bisogno di un nuovo farmaco e se soffra anche di celiachia.

L’odissea. «Purtroppo non riusciamo a far seguire nostro figlio – spiega il padre del bimbo –. Le cose sono peggiorate soprattutto dopo il Covid. Sta diventando tutto particolarmente difficile. Il bambino, infatti, prende un tipo di farmaco già da diverso tempo. Da circa un anno, però, è stato scoperto che il farmaco non è più idoneo, che non è più compatibile. Di conseguenza, va cambiato». Così il bambino è stato sottoposto prima a una serie di analisi e a una tac, lo scorso autunno. «Sono passati diversi mesi prima di avere i risultati, dopo le nostre continue sollecitazioni – continua il genitore –. Alla fine ci è stato detto che avrebbero dovuto ripetere gli esami perché erano state riscontrate delle anomalie per quanto riguarda alcuni valori. Ci è stato spiegato che esiste una alta probabilità che il bambino sia anche celiaco. Quindi, circa due mesi fa, nostro figlio è stato sottoposto a nuove analisi. E il problema si è ripresentato: non riusciamo a contattare e parlare con nessuno, non ci danno una risposta. Dopo tutto questo tempo, ancora non sappiamo se il bambino debba cambiare farmaco e se sia anche celiaco».

Senza risposta. Il padre del bambino, di Porto Torres, lancia quindi un appello con la speranza di riceve il prima possibile referti e risposte. «La nostra è una situazione per nulla facile, non si può lasciare un bambino di 11 anni, che non sta bene, in queste condizioni – dice –. Sono passati molti mesi e siamo ancora nella stessa situazione, senza che nessuno ci dica qualcosa, che ci dica cosa fare. E sia chiaro, io non me la prendo con i medici. Il problema è che il personale è ridotto al minimo e di conseguenza non si riesce a seguire i pazienti come si dovrebbe. La nostra non è l’unica storia di questo genere, purtroppo ne esistono anche altre. Siamo disperati e speriamo davvero che qualcuno ci dia subito una risposta».

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