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Il signore dei coltelli è in piazza Tola: «Io, l’ultimo arrotino della famiglia»

di Dario Budroni
Il signore dei coltelli è in piazza Tola: «Io, l’ultimo arrotino della famiglia»

Repetto affila le lame come il padre e il nonno: «La tradizione finirà con me»

12 marzo 2023
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Sassari Il suono stridulo della mola è la colonna sonora di tutta una vita vissuta tra le lame. Luciano Repetto è l’uomo che ha affilato i coltelli di mezza città. Ma il primo a farlo, a dir la verità, fu suo nonno Giovanni. Sbarcò a Porto Torres e appena sceso dalla nave ci tenne ad avvisare tutti quelli che aveva attorno: «È arrivato l’arrotino». Poi toccò al padre, che si chiamava invece Aldo. Col suo camioncino se ne andava anche fino a Porto Cervo per ridare il filo ai coltelli che tagliavano carne e verdure nelle cucine lussuose della Costa Smeralda. «E infine ci sono io. Ho sempre fatto questo mestiere, che con me però terminerà. I miei figli hanno preso altre strade e questo posto prima o poi chiuderà» sospira Luciano Repetto tra le mura della sua bottega di piazza Tola, nel cuore affaticato del centro storico. Lui è uno degli ultimi arrotini in circolazione. Di sicuro quello che oggi, almeno da queste parti, porta avanti una tradizione familiare così lunga. Un mestiere in via di estinzione che però continua ad avere la sua clientela. Perché in bottega, nonostante tutto, la gente continua a mettersi in fila per acquistare un coltello o per tornare poi a casa o al lavoro con una lama di nuovo affilata.

Vecchia storia Tutto cominciò negli anni Trenta con Giovanni Franzoni, genovese. «Era il patrigno di mio padre e io lo chiamavo nonno – dice Repetto, 65 anni –. Durante il fascismo lavorava in una fabbrica, ma non era iscritto al partito. Perse quindi quell’impiego e qualcuno gli consigliò di andare in Sardegna a fare l’arrotino. In realtà non aveva mai affilato coltelli, quindi un amico lo aiutò a costruire un carrettone a pedale e infine si imbarcò. Arrivò a Porto Torres e già lì la gente cominciò a portargli forbici e coltelli. Girava i paesi e si stabilì a Sassari. Alla fine portò qui tutta la famiglia». Dopo il periodo del carrettone arrivò il momento della bicicletta e di una lambretta. «Così poteva spostarsi meglio – prosegue l’arrotino di piazza Tola –. Mio padre, invece, utilizzava anche un furgone. Girava le piazze. Una estate andò anche a Porto Cervo. Si mise ad affilare un coltello e, a un certo punto, da una terrazza del Cala di Volpe si affacciò Ernesto Calindri, quello che a Carosello faceva la pubblicità del Cynar. Si lamentò per il troppo rumore e mio padre, che lo aveva riconosciuto, gli disse: “E si beva un Cynar”, proprio come diceva lo stesso Calindri in televisione».

Il mestiere oggi Lambrette e furgoni a parte, gli arrotini Franzoni-Repetto hanno quasi sempre avuto una bottega. «Ci siamo spostati più volte in città e sono arrivato in piazza Tola ormai diversi anni fa – racconta Repetto –. Sono affezionato a questo mestiere, alla fine sono cresciuto in mezzo ai coltelli. Dopo di me, in ogni caso, non ci sarà più nessuno. Ma finché avrò la forza di lavorare continuerò a venire in bottega». Nel frattempo il lavoro non manca e il negozietto ha i suoi affezionati clienti. Repetto vende infatti coltelli da cucina, da collezione e artigianali e anche accette, forbici, cesoie e qualche machete. E poi, naturalmente, in bottega arriva chi vuole il proprio coltello nuovamente affilato dalle mani precise di un arrotino. «Oggi vengono i cuochi e ancora qualche macellaio – spiega Repetto –. Una volta, invece, avevamo moltissimi clienti calzolai. Stanno scomparendo anche loro, non li abbiamo più visti».
 

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