La Nuova Sardegna

Sassari

Il degrado

Predda Niedda, il gigante malato che di notte diventa terra di nessuno

Predda Niedda, il gigante malato che di notte diventa terra di nessuno

Sassari, il commissario liquidatore dell’ex Zir incontra la prefetta: «La sicurezza è a rischio»

15 dicembre 2023
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Sassari Ora è arrivato anche il buio. Con interi “comparti” di lampioni che hanno smesso di funzionare da giorni, tra cui quelli della trafficatissima strada 1, che collega con Li Punti e un paio di frequentati campi sportivi. Ripararli per i pochi “tuttofare” rimasti al servizio della liquidanda Zir si è rivelato impresa impossibile, e lunedì verrà una ditta specializzata a dare un’occhiata. Si spera che il preventivo che presenterà non sia troppo alto, di soldi in cassa infatti non c’è, come sempre traccia.

Sembra che a metterli fuori uso sia stato l’ennesimo furto di rame. I lampioni di Predda Niedda infatti, ma anche le attività commerciali e imprenditoriali meno “difese”, sono bersaglio facile, visto che il gigante malato di notte diventa letteralmente terra di nessuno.

Una situazione che sta andando fuori controllo, tanto da convincere il commissario liquidatore Giannetto Satta ad andare dalla prefetta Grazia La Fauci. «Le ho detto del grave rischio che si corre in tutta l’area per la totale mancanza di controlli e di quelle opere di manutenzione necessarie per rendere la zona disponibile a tutti senza pericoli. A cominciare dall’illuminazione che è troppo carente e favorisce in tal modo il proliferare di episodi di microcriminalità, soprattutto nelle ore serali e notturne. Ho anche rimarcato che lo stato abbandono dell’area è causato dalla scarsa partecipazione da parte delle istituzioni, fin dal momento della messa in liquidazione che risale al 2008, e che è ancora molto lontano il momento del risanamento».

E se di notte i 450 ettari di ex Zir sono terra di nessuno non è che di giorno le cose vadano meglio. Percorrerle vuol dire fare un viaggio nel più assoluto degrado. Che non risparmia nemmeno l’asse formato dalla strada 18 e 2 su cui nelle ore di punta passano fino a 2mila auto l’ora (più che in via Roma, per intendersi). E che drammaticamente peggiora a ogni incrocio non segnalato, rotatoria non illuminata, marciapiede assente, albero incolto che spacca le aiuole, tutte infestate da rigogliose graminacee. La mappa delle buche ormai è patrimonio delle decine di migliaia di sassaresi che ogni giorno frequentano la Zir, o delle oltre 14mila che ci lavorano. E ogni giorno, specialmente in questo periodo di festività, si arricchisce di nuovi ingressi.

Le soluzioni? «Abbiamo fatto delle stime di massima, e per i primi interventi servirebbero 2,6 milioni», spiega il commissario liquidatore Giannetto Satta che, con indubbio coraggio, ha accettato l’incarico a marzo 2023 chiedendo a gran voce un alleanza tra Comune, Provincia, Camera di Commercio (i “vecchi” soci della Zir, che facevano parte a suo tempo del consiglio di amministrazione) per salvare il gigante malato, e che si sta duramente scontrando con una macchina completamente imballata che nessuno sembra avere intenzione di rimettere in moto. «La nota con la richiesta di fondi è stata inviata da mesi alla Regione. Ma non è arrivata nessuna risposta».

Come nessuna risposta arriva riguardo alla “guerra dell’acqua” con Abbanoa, con cui la Zir ha accumulato un maxi debito nei decenni di perdite idriche fuori controllo e utenze non registrate. Partita che Abbanoa non vuole chiudere fino a quando tutte le Zir dell’isola non saranno liquidate, e che blocca il passaggio di consegne al Comune, futuro responsabile delle strade, ma per nulla intenzionato a prendersene carico fino a quando le carte non saranno a posto e i finanziamenti per la manutenzione straordinaria stanziati.

Nel mentre Satta, come il precedente commissario Cosseddu prima di lui, si deve ingegnare a tappare le falle di un transatlantico che affonda. «Stiamo mettendo in campo progettualità importanti – spiega – con l’università di Cagliari per le comunità energetiche e con quella di Sassari per la rivisitazione dell’Area consortile per quanto concerne gli aspetti urbanistici e ambientali. Ma se poi mancano i soldi per tappare le buche o cambiare le lampadine, se le forze dell’ordine non passano perché non è “di loro competenza”, progettare un futuro migliore rischia di essere un esercizio vano».

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