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Sassari, una vita con la divisa per l’assistente capo superiore Roberto Demuro: «Grazie ai sassaresi»

di Luca Fiori
Sassari, una vita con la divisa per l’assistente capo superiore Roberto Demuro: «Grazie ai sassaresi»

Dopo 40 anni di lavoro dal primo aprile andrà in pensione. Tra i ricordi più belli del sottufficiale le missioni umanitarie all’estero e il rapporto con i cittadini

25 gennaio 2024
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Sassari «Non indosserò più la divisa, ma non smetterò di occuparmi della mia città e del centro storico». Per rendersi conto che quelle di Roberto Demuro non sono - e non saranno - parole di circostanza provate a passare una mattinata con lui e a fare due passi al suo fianco da piazza Castello a corso Vittorio Emanuele. Entrato in Comune nel 1984 e poi nel 1990 nel corpo della polizia locale, l’assistente capo superiore andrà in pensione ufficialmente dal primo aprile, ma sabato scorso è stato il suo ultimo giorno di servizio con indosso la divisa blu.

Da cinque giorni il suo smartphone - tra chiamate e messaggi - è rovente e per strada non riesce a fare più di tre passi senza doversi fermare per salutare qualcuno. «Alla fine vado via contento proprio di questo – racconta con il sorriso – del bellissimo rapporto che ho costruito con i sassaresi in tutti questi anni, a loro devo dire grazie per le tantissime attestazioni di stima.

Mi mancheranno anche i colleghi naturalmente – aggiunge – con i quali ho sempre cercato di costruire un rapporto umano oltre che professionale». Sassarese, cresciuto nel quartiere di Cappuccini, Roberto Demuro compirà 64 anni ad agosto. Padre di due figli che fanno il suo stesso mestiere e nonno di due nipotini, per tanti anni è stato allenatore di calcio, prima di dedicare il suo tempo libero esclusivamente ad aiutare il prossimo.

Dopo una vita al pronto intervento e poi nella sezione che si occupa del commercio cittadino, l’ultima parte della carriera il sottufficiale l’ha trascorsa in mezzo alla gente, al comando della stazione mobile di piazza Castello. È stato proprio in questi ultimi anni che il suo rapporto con la popolazione si è fatto ancora più stretto. «Quando entri in un corpo di polizia – racconta Demuro – ti insegnano a seguire le istruzioni e all’inizio vivi di pane e codice della strada, poi con l’esperienza scopri che esiste un altro modo di lavorare e di rapportarsi con le persone. Il ricordo più bello della mia carriera? Ce ne sono tanti – aggiunge – ma se devo scegliere mi viene in mente una missione umanitaria in Romania che facemmo con il comando della polizia locale nel 1992 per portare da Sassari degli aiuti umanitari e delle uova di Pasqua a un istituto per bambini malati di Aids, fu molto toccante.

E poi c’è un fatto più recente – prosegue – accaduto durante la pandemia. Durante un controllo per strada a un gruppo di persone che non volevano indossare la mascherina – racconta – una reagì colpendomi e ferendomi e in mia difesa intervenne un ragazzo senegalese che si lanciò all’inseguimento del responsabile insieme ai miei colleghi. Un gesto di grande altruismo che non dimenticherò mai».

Premiato dalla comunità senegalese per la sua grande umanità e corteggiato più volte dalla politica, Roberto Demuro ha sempre detto di no a chi gli ha proposto di candidarsi e forse anche per questo, per la sua scelta di aiutare il prossimo e di dedicarsi alle fasce più deboli della città senza mai indossare casacche politiche, che in tanti gli riconoscono il ruolo di vera e proprie istituzione e punto di riferimento per il centro della città. «Ho cercato sempre di stare dalla parte della popolazione – racconta – e se guardo indietro mi vengono in mente anche alcune giornate tristi.

Tra i ricordi più dolorosi – spiega senza riuscire a trattenere le lacrime – c’è quello di un anziano che trovammo disperato in mezzo alla strada. Dopo le dimissioni dall’ospedale scoprì che la sua casa era stata aperta e svaligiata. Lo aiutammo a riparare la porta – aggiunge – ma dopo due giorni morì da solo dentro casa. Mi ricordò mio padre – conclude Roberto Demuro – e non aver potuto fare di più per lui mi fece molto male».

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