La Nuova Sardegna

Sassari

Il caso

La denuncia di una studentessa sassarese: «Basta molestie a bordo delle navi, vogliamo rispetto e protezione».

di Nadia Cossu
La denuncia di una studentessa sassarese: «Basta molestie a bordo delle navi, vogliamo rispetto e protezione».

Una giovane racconta i suoi anni di viaggi su Moby e Tirrenia e scrive alla compagnia: «Gravi avances del personale e i miei dati riservati usati per fini personali da un dipendente». Arrivano le scuse dell’azienda.

12 marzo 2024
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Sassari Due scalette – di quelle in dotazione nelle cabine delle navi per salire sui letti a castello – usate come “sbarramento” per impedire l’apertura della porta dall’esterno. Insieme ai trolley, a una poltroncina e a tutto quanto potesse servire per creare peso.

«Cosa ha contraddistinto i miei viaggi a bordo delle navi Tirrenia e Moby in questi quattro anni di trasferte verso Genova? La paura e le avances». Sono le parole, drammatiche, di una giovane studentessa di Sassari che, esasperata dopo l’ultimo episodio accadutole alcuni giorni fa, ha voluto raccontare la sua esperienza di pendolare. Pendolare donna, per la precisione. «Perché è inutile nasconderci dietro a un dito – spiega – Se sei una ragazza, amici e parenti ti sconsigliano sempre di viaggiare in nave e il motivo è uno solo: si è culturalmente coscienti del fatto che il personale delle compagnie di navigazione spesso sia invadente e poco rispettoso». Da qui la scelta obbligata di barricarsi in cabina: «Perché siamo consapevoli del fatto che chi ha i nostri dati è anche in possesso del nostro numero di cabina».

Questa giovane donna (di cui non si rendono note le generalità nel rispetto della privacy), fresca di laurea conseguita nel capoluogo ligure, a un certo punto ha scelto di “denunciare” quella che lei stessa ha definito una “prassi quasi istituzionalizzata” sui traghetti. «Gli unici strumenti che avevo a disposizione erano scrivere alla Nuova Sardegna e informare le compagnie inoltrando loro una mail». Il resoconto di uno stato d’animo, che accomuna diverse studentesse. «Siamo obbligate a viaggiare da sole e abbiamo il diritto di poterlo fare indisturbate. Sarebbe bello camminare sul ponte della nave senza sentirsi carne da macello per l’equipaggio, non so se e quali eventuali regolamenti disciplinari sono imposti ai dipendenti, so solo che qualsiasi essi siano, non vengono rispettati».

La giovane sassarese ha riferito all’ufficio Tirrenia/Moby l’ultimo spiacevole episodio successo alcuni giorni fa nella tratta Porto Torres-Genova. «Dopo l’accoglienza alla reception ho chiesto a un dipendente dove potessi andare a fumare. Una volta ricevuta l’informazione, mi ha seguita sul ponte per chiedere una sigaretta, ma avendo io lasciato il tabacco in cabina, si è allontanato. Dopo qualche minuto è tornato con il suo pacchetto e io sono invece andata via. Quando sono ripassata davanti alla reception per tornare in cabina mi ha chiesto di andare lì più tardi. Ovviamente, come avevo già fatto precedentemente, non ho assecondato il suo desiderio. Il giorno dopo, uscita dalla nave, ho appreso che quello stesso ragazzo mi aveva mandato una richiesta di amicizia su Facebook undici ore prima, quindi durante il suo servizio e durante il mio viaggio. I miei dati riservati sono stati utilizzati a fini personali dal dipendente che ha usato la sua posizione di autorità per rintracciarmi».

La ragazza si sfoga con l’azienda: «Da tanti anni usufruisco dei vostri servizi navali e non è mai capitato di sentirmi al sicuro. Ho ricevuto diverse avances indesiderate, più o meno esplicite, mi è capitato anche di chiedere aiuto perché un passeggero mi ha seguita, per essere poi sorpresa dalla risposta di un dipendente: “Eh però signorina, anche lei che viaggia da sola! Io non posso fare niente!”. Invece io ho il diritto di viaggiare sola e ho la pretesa di non essere molestata dall’equipaggio né di essere rintracciata sui social».

Durante l’ultima traversata, ai primi di marzo, l’incontro con altre ragazze: «Una di loro mi ha raccontato che le è stata proposta una cabina gratis da parte di uno del personale perché così “non dormiva sola”, alludendo al fatto che avrebbero potuto passare la notte insieme. Deprimente vedere la promozione per una cabina gratis proprio l’8 marzo».

Alla mail-denuncia ha risposto la compagnia di navigazione: «Mi hanno rivolto le “più sentite scuse” – racconta la giovane – per l’ultimo “increscioso episodio” e mi hanno chiesto di riferire il nominativo del dipendente. Non l’ho fatto, perché non volevo puntare il dito contro il singolo ma contro un fenomeno diffuso che va risolto con azioni concrete: selezione accurata del personale ad esempio. E un metodo efficace per preservare la privacy dei passeggeri».

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