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Sassari, il polo universitario penitenziario compie dieci anni

di Paolo Ardovino

	Un momento del convegno sul polo penitenziario universitario (foto Chessa)
Un momento del convegno sul polo penitenziario universitario (foto Chessa)

Nella casa di reclusione di Nuchis (Tempio), il 17% dei detenuti ha avviato un percorso universitario.

26 marzo 2024
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Sassari Nuovo protocollo d'intesa per il potenziamento del Polo universitario penitenziario. Nel giorno in cui il Pup compie dieci anni, viene rinnovato per un altro triennio con la firma tra Università di Sassari, Provveditorato per l'amministrazione penitenziaria, Ufficio Uiepe Sardegna, Centro giustizia minorile di Cagliari e per la prima volta entra nel partenariato Ersu Sassari.

Questo terzo protocollo sancisce inoltre la costituzione di un testo, una carta di servizi, «che tra le altre cose prevede ben 36 posti per tirocini nei luoghi di detenzione e all'esterno», annuncia il professore Emmanuele Farris, delegato del Pup. 

«Il mondo delle carceri è particolare e ha le sue difficoltà, noi cerchiamo di difendere il diritto allo studio», dice il rettore di Uniss, Gavino Mariotti, in un'aula magna gremita.

Al delegato del polo, Emanuele Farris, il compito di snocciolare i numeri. In questi anni il Pup è cresciuto fino a triplicare, oggi, la percentuale nazionale di detenuti che hanno avviato percorsi di studi universitari (6% contro il 2%) con un picco importante nella casa di reclusione di Nuchis (17%).

Al momento gli studenti del Pup (negli istituti penitenziari di Sassari, Alghero, Nuoro e Tempio) sono 70 e si contano 20 laureati nell'ultimo quinquennio. Agraria, Storia e Scienze dell'uomo e della formazione, Scienze umanistiche e sociali, Giurisprudenza: questi i corsi più frequentati.

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