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Energie rinnovabili

Nuovi latifondisti nella Nurra: presentato un maxi-parco fotovoltaico da 1.000 ettari e 358 MW

Nuovi latifondisti nella Nurra: presentato un maxi-parco fotovoltaico da 1.000 ettari e 358 MW

L’allarme dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente: «A rischio la vocazione agricola dell’intero territorio»

07 aprile 2024
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Sassari L’allarme dell’Arpas non lascia spazio a interpretazioni: «La Nurra rischia di perdere per sempre la sua vocazione agricola». La causa di questa trasformazione è legata alla quantità incalcolabile di progetti per la produzione di energie rinnovabili presentati nella regione fra le più fertili dell’isola. E se in altre zone va forte l’eolico, qui si punta sui grandi parchi dedicati al cosiddetto agri-fotovoltaico.

Riguarda proprio la Nurra l’istanza presentata a fine 2023 al Ministero dell’Ambiente dalla società Palmadula Solar. Un progetto di dimensioni tali che, se venisse autorizzato, sarebbe non solo il più grande dell’isola, ma probabilmente di tutta Italia.

L’occupazione prevista è di mille ettari, di cui 751 vedranno l’installazione diretta di mezzo milione di pannelli solari. Non si tratta di un unico grande campo, ma di una serie di installazioni che coinvolgono praticamente tutto il territorio della Nurra di competenza del Comune di Sassari e qualche piccola area in territorio di Porto Torres.

Non meno impressionante è l’aspetto energetico: l’impianto sarebbe in grado di esprimere una potenza nominale di 358 megawatt. Giusto per fare un paragone, la centrale a carbone di Fiume Santo, se entrambi i nuclei lavorassero a ritmo pieno, sarebbe in grado di esprimere una potenza netta di 600 megawatt. Al sistema di produzione si affiancheranno delle batterie custodite all’interno di container con una capacità di circa 82,5 megawatt l’ora.

Il cuore del progetto, come si può vedere nella cartina qui accanto, sta attorno alla borgata di Palmadula, ma sono coinvolte anche altre aree: La Corte, San Giorgio, Canaglia, Li Piani e Scala Erre.

Il progetto è stato presentato, come capita quasi sempre in queste occasioni, da una società creata ad hoc: Palmadula Solar, controllata da AGE srl. Gli aspetti tecnici sono stati messi a punto dalla società di ingegneria veronese Technital.

E per rendersi conto delle dimensioni dell’investimento, basta dare uno sguardo al quadro economico: 346 milioni di euro. Di questa somma, solo 4 milioni e mezzo sono destinati alle opere di mitigazione ambientale e 15 milioni sono la spesa prevista per la dismissione dell’impianto, che dovrebbe avere una vita utile di circa 30 anni. I lavori per la realizzazione dei 23 sotto-campi valgono invece 314 milioni.

In realtà, al momento, nell’isola esiste un progetto più vasto di quello presentato da Palmadula Solar: si tratta dell’Energy Park di Fiume Santo, che punta a una potenza totale di circa 1.000 megawatt, tra fotovoltaico, biomasse e gas. Ma se quell’intervento riguarda una zona industriale in dismissione, questo ricade interamente su zone agricole. Ed è proprio per questo che l’Arpas e gli altri uffici regionali lanciano l’allarme sul pericolo di una trasformazione irreparabile del paesaggio e della vocazione economica della Nurra.

Formalmente, il progetto si presenta come un impianto agri-fotovoltaico, ma i numeri messi nero su bianco dall’Arpas mettono in mostra come la stragrande maggioranza dei terreni sotto i pannelli sarà dedicata al pascolo ovino.

Tutte le altre colture sono più che marginali: circa 16 ettari per gli oliveti, una decina dedicati al lentischio e poco più di venti per i vigneti. «Il rischio è che l’attività agricola si riduca a un mero miglioramento dei pascoli, con poche superfici adibite a coltura di maggior pregio» spiegano dall’Arpas nelle osservazioni al progetto.

E aggiungono: «Ci troviamo davanti a una vera conversione del territorio che sta subendo una trasformazione industriale, con rischi legati non solo alla modifica sostanziale del paesaggio agricolo, ma anche all’aumento dell’impermeabilizzazione del terreno».

Lo schema è sempre il medesimo: degli intermediari contattano i proprietari dei terreni ritenuti adatti a ospitare i pannelli, e propongono un affitto trentennale con una quotazione che va dai mille ai 3mila euro l’ettaro, in genere pagati in un’unica soluzione all’inizio del contratto. In questo caso, sono stati firmati 42 contratti, con decine e decine di proprietari: in qualche caso anche latifondisti. Il progetto è stato presentato a dicembre e nei prossimi mesi arriverà la decisione del ministero dell’Ambiente. 

Il comitato È nato nelle scorse settimane e ora si prepara al primo passo ufficiale. Si tratta del Comitato contro la speculazione energetica della Nurra che si presenterà al pubblico venerdì prossimo alle 17.30 nella sala Angioy del palazzo della Provincia, in piazza d’Italia.

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