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Sassari

Cambio di guardia

Gianni Caria non è più procuratore: «Dopo 8 anni si chiude un ciclo»

di Nadia Cossu
Gianni Caria non è più procuratore: «Dopo 8 anni si chiude un ciclo»

Il magistrato per il momento resterà a Sassari come sostituto, in attesa di un nuovo incarico: «C’è tempo per valutare e per cambiare»

10 aprile 2024
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Sassari Dopo otto anni non sarà più a capo della Procura della Repubblica di Sassari ma continuerà a lavorare nell’ufficio all’ultimo piano del palazzo di giustizia di via Roma. Come sostituto, per il momento, valutando serenamente le opportunità che il futuro gli riserverà prima della pensione.

Gianni Caria, classe 1960, dal 7 aprile, trascorso il periodo massimo in cui un procuratore può restare in carica, lascia «un ufficio efficiente» con il quale è stato possibile, soprattutto sotto il profilo organizzativo, ottenere ottimi risultati. «I magistrati si distinguono per funzioni, non c’è una gerarchia – spiega Caria – Quelle dei direttivi sono funzioni di coordinamento, organizzazione, rappresentanza dell’ufficio, quelle dei sostituti sono più direttamente rivolte ad attività di indagine». Si lavora in sinergia, ci si confronta e questo succederà anche ora che il procuratore “passa la consegna” al collega Paolo Piras che sarà facente funzioni fino alla nomina del nuovo procuratore.

«Il 7 aprile del 2016 ho trovato un ufficio che già conoscevo perché ero a Sassari come sostituto dal 1997 – racconta – Ho fatto molti interventi di tipo organizzativo per renderlo più efficiente, anche con una distribuzione diversa del personale amministrativo». È stato così possibile «recuperare lavoro arretrato, curare meglio certi servizi verso l’utenza, in particolare avvocati e privati cittadini. Abbiamo, come tutti, scontato anche le difficoltà del periodo covid».

Risultati positivi che devono però fare i conti con una nuova realtà: «Ciò che sta succedendo negli ultimi anni è che purtroppo il personale amministrativo si sta riducendo di numero per via dei pensionamenti. Fenomeno che sta colpendo soprattutto gli uffici requirenti delle Procure della Repubblica, perché invece nei Tribunali, ad esempio, è arrivato il personale a tempo determinato (vedasi l’Ufficio del processo).

Il risultato è che alla fine del 2024 vedremo dimezzato il personale ed è una situazione che rende estremamente difficoltoso riuscire ad assicurare tutti i servizi. Perché questo accade in un periodo in cui le Procure hanno avuto un aumento delle incombenze, a seguito innanzitutto della riforma Cartabia e sono poi impegnate nel passaggio al processo penale telematico».

Dalla sua, Gianni Caria, ha avuto in questi anni la disponibilità di «personale ammirevole, serio – tiene a precisare – che lavora, e non sempre in condizioni ottimali. Posso solo lodarli e se non abbiamo raggiunto ciò che ci eravamo prefissati all’inizio di questi otto anni, è principalmente dovuto a queste difficoltà».

Da procuratore ha avuto anche modo di vedere l’evoluzione della criminalità e il cambiamento del tessuto sociale della provincia. «In questi anni – spiega – non abbiamo individuato particolari cambiamenti nella commissione di reati. L’unica new entry come fenomeno criminale è la coltivazione di cannabis, passata dall’essere un fenomeno isolato a qualcosa di livello decisamente superiore. Per il resto i soliti reati: stupefacenti, codice rosso che questo ufficio trattava alla massima velocità anche prima dell’introduzione della legge, con estrema cura e affidato a un gruppo specializzato, poi reati tributari societari e fallimentari».

Per arrivare a fatti più recenti che hanno richiesto particolare attenzione investigativa c’è sicuramente l’assalto ai furgoni portavalori Vigilpol sulla 131: «Le indagini sono in corso, ma il fatto che vengano commessi in questa zona o altrove è abbastanza casuale. Sono fenomeni preoccupanti, certo, e rappresentano una naturale evoluzione della criminalità»

Gianni Caria è anche uno scrittore. Continuerà? «Certo – non indugia – Sono un osservatore della realtà e mi piace raccontare storie individuali. Il tempo è poco ma continuerò a farlo...»

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